29 Giugno Giornata Mondiale della Sclerosi Sistemica

Associazione Nazionale di Pazienti e Famigliari,
Volontariato e Solidarietà Famigliare.

Ma dove vai bellezza in bicicletta…

 

Facciamo un salto indietro nel tempo. Poco meno di un secolo fa: negli anni ’20.

Per ritrovare un’Italia semplice. Fatta di strade di campagna ancora sgombre dalle automobili. Che erano prerogativa elitaria dei “ricchi” e, spesso, da usare per affermare il proprio status. Solo la domenica. Già, l’Italia degli anni ’20 andava in bicicletta. Per lavorare, per romantiche gite o scanzonate serate fra amici.
E anche per sport. Sono gli anni in cui il ciclismo infiamma gli animi. Gli anni in cui Girardengo e Bottecchia sono gli “eroi popolari” da applaudire a bordo strada, da sostenere con il tifo e da sognare.  Ma non ci sono solo loro. In questo sogno dell’Italia che pedala  c’è anche una donna. È l’Alfonsina Morini.
È una bella ragazzona bolognese che, nel 1924, prende coraggio e quasi trentenne si cimenta nel Giro d’Italia. Arriva trentesima. Ma le è una sportiva vera. Una di quelle che non si perde d’animo. Soprattutto dopo la partecipazione a una  competizione così importante da cui è uscita vincitrice, se non per il taglio del traguardo, per il coraggio della sfida alle convenzioni. E l’Alfonsina, il “diavolo in gonnella”, con i suoi pantaloni alla zuava, il viso buono e sorridente, a cavalcioni della sua bici da uomo, continua a pedalare. Con una forza che allora, si pensava fosse prerogativa dei soli uomini. Lei, di gare contro gli uomini ne vince oltre trenta. Parliamo di tempi di strade non asfaltate e di bici che pesavano venti chili. Parliamo di fango e intemperie. Non importa. L’Alfonsina arriva sempre. Magari in fondo, ma, cocciuta com’è, arriva. E il pubblico la aspetta. A Fiume una volta arrivò con 25 minuti di ritardo. Era caduta ed era ferita. Piangeva. Ma non uno spettatore aveva lasciato le tribune. E le ferite le fecero meno male. Morì a 68 anni: era passata alla moto e la moto le sfuggì di mano. Ma se ci fosse un premio per l’amore per le due ruote andrebbe a lei. L’Alfonsina, che iniziò a dieci anni a pedalare e se ne andò da questo mondo a 68, con la testa reclinata sul manubrio.

Pier Lodigiani
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