29 Giugno Giornata Mondiale della Sclerosi Sistemica

Associazione Nazionale di Pazienti e Famigliari,
Volontariato e Solidarietà Famigliare.

Cura del dolore, questione di “cultura” e deontologia

“Divulgare la cultura della valutazione e del trattamento del dolore e della sofferenza, come obiettivo etico e assistenziale fondamentale”, l'obiettivo dichiarato dell'ultimo (il 40mo) Congresso dell'Associazione Italiana per lo Studio del Dolore (Aisd), tenutosi nei giorni scorsi a Roma.

 

Un evento di confronto scientifico a tutto campo, e al riparo dai clamori mediatici, insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “quale Suo premio di rappresentanza”, e che si è aperto con la relazione del professor Giustino Varrassi, presidente della Fondazione Paolo Procacci e della European League against Pain, nonché presidente eletto del World Institute of Pain.
Il dato di base è l'ampiezza del problema dolore, di cui non sono consapevoli nemmeno gli stessi pazienti (in larga parte ignari anche dell'esistenza della legge 38 del 2010, che riconosce il diritto alla terapia antalgica). Da un'indagine compiuta su circa ottomila persone in Centro Italia (presso la località umbra di Narni), è emersa una prevalenza del dolore cronico di oltre il 28%, proporzione che sale al 31% tra le donne. “Il dolore cronico è una delle patologie di più frequente osservazione nell’ambulatorio del medico di medicina generale”, sottolinea il professor Enrico Polati, presidente dell'Aisd, perorando la necessità di un salto in avanti nella qualità delle cure e nell'attenzione pubblica al problema, e lamentando l’esistenza di gravi sperequazioni regionali.
Questione di “cultura”, appunto, ossia di adeguata comunicazione e informazione, oltre che naturalmente di perfezionamento dell'appropriatezza terapeutica, con un approccio integrato capace di affrontare anche “l’impressionante impatto bio-psico-sociale che il dolore-malattia è capace di determinare, non solo sulla persona affetta, ma anche sui contesti ad essa circumvicini”. Il consesso ha quindi permesso agli specialisti del settore di scambiare i rispettivi approfondimenti sulle varie metodologie terapeutiche e tipologie di dolore (neuropatico, post-operatorio, pelvico, lombalgia ecc).
Un aspetto rilevante è stato anche il coinvolgimento degli infermieri, sia con un panel loro riservato sugli aspetti terapeutici (e anche legali) di loro competenza, con particolare riferimento alle situazioni d'emergenza, sia attraverso una sessione congiunta, assieme ai medici, dedicata al tema dell'ipnosi nell'ambito della terapia del dolore. Presenti, tra gli altri, i colleghi sammarinesi, che hanno anche illustrato il loro nuovo “codice deontologico” che esplicita il ruolo dell'infermiere rispetto al tema del dolore e della sofferenza. L'infermiere riconosce il dolore “sia come sintomo da oggettivare nella documentazione clinica sia come quinto parametro vitale e allo stesso tempo si impegna ad adottare un approccio diversificato rispetto all'esperienza singolare e soggettiva della persona". E' bene saperlo, anche per i pazienti: la loro cura non è un gesto magnanimo ma un dovere.

23 giugno 2017  – Fondazione Paolo Procacci

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