29 Giugno Giornata Mondiale della Sclerosi Sistemica

Associazione Nazionale di Pazienti e Famigliari,
Volontariato e Solidarietà Famigliare.

LE AMICHE GENIALI – LA NANDA

Ci sono donne di talento. Il cui talento è quello di regalarci arte e bellezza creata da altri. Gertrud Stein, ad esempio. Senza di lei Picasso, Matisse ed Hemingway non sarebbero mai sbocciati. Ed è proprio Ernest Hemingway il nostro “gancio” con l’amica geniale. Ma andiamo con ordine.

Fernanda Pivano, la “Nanda” appunto, avrebbe oggi cento anni e due mesi. Nasce infatti a Genova nel 1917. A scuola, il suo supplente di lettere si chiama Cesare Pavese. Che, quando la Nanda compie 21 anni, le invia quattro libri, inediti in Italia, in inglese. Erano Addio alle Armi di Ernest Hemingway, Foglie d’Erba di Walt Whitman, Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e l'autobiografia di Sherwood Anderson. La bella e intelligente Nanda rimane folgorata da quei cronisti dalla narrativa potente ed emozionante del Nuovo Mondo. E Pavese rimane folgorato da lei. La chiede in sposa ben due volte. Ma lei risponde no. Lei vuole viaggiare e conoscere il mondo. E poi nella sua vita c’è già il designer Ettore Sottsass, che sarà suo compagno e unico sposo. Nel frattempo, lei si adopera per tradurre Addio alle Armi (allora testo “proibito” in quanto considerato antifascista). E poi l’Antologia di Spoon River, Faulkner, Scott Fitzgerald e i testi sacri della Beat Generation. Negli anni ’70 non c’è intellettuale, da Fabrizio De André a Bob Dylan, che non sia legato a lei da profondo affetto. Lei scrive soprattutto di notte, perché dice “di giorno rispondo al telefono e non posso lavorare”. E la Nanda è una donna tutta d’un pezzo. Ammirata e amata anche quando, da bellissima ragazza con gli occhi profondi, approda alla terza età sprezzante delle rughe e con quell’inconfondibile acconciatura arruffata e “streghesca”. Invecchia, ma non nell’anima. Lei, la donna tanto amata da Hemingway, la “musa italiana” di Kerouak e, più recentemente, di Bret Easton Ellis, è sempre in giro. Va ai concerti di Jovanotti, Piero Pelù, Vasco Rossi e Ligabue. Nel frattempo, gran parte dei “grandi” anche per merito suo, sono morti. Anche la Nanda ci ha lasciato. Nel 2009. E oggi non se ne sente parlare molto. Forse perché ha fatto della “scomodità” il suo stile di vita: agli editori e direttori che le chiedevano favori “intimi” per pubblicarla rispondeva: “o faccio la giornalista o faccio la puttana. Due mestieri insieme sono troppo faticosi”. O forse perché è ancora qui con noi. Solo ancora più defilata rispetto a una vita tutta passata lontana da quei riflettori che preferiva lasciare ai suoi “illustrissimi amici”. E noi continuiamo ad amarla, la Nanda. Quella strega impertinente che ci ha incantato facendoci conoscere la faccia di un’America così bella, coraggiosa, irascibile, vicina e così lontana dalle barbarie delle cronache di questo presente.

Pier Lodigiani
Share Button