29 Giugno Giornata Mondiale della Sclerosi Sistemica

Associazione Nazionale di Pazienti e Famigliari,
Volontariato e Solidarietà Famigliare.

LE AMICHE GENIALI BENEDETTA BARZINI E L’ELOGIO DELLO “STROPICCIO

Benedetta Barzini nasce a Porto Santo Stefano nel 1943. Non è una bambina qualunque. Suo padre è Luigi Barzini, grande firma del Corriere della Sera, e sua madre è Giannalisa Gianzana Feltrinelli.

Diciamo che Benedetta sarebbe stata una ragazza con un destino di grande prestigio già segnato. E così è stato. Ma non certo come avrebbero voluto i suoi illustri genitori. Benedetta, infatti, ha vent’anni e sta passeggiando per il centro di Roma. Per strada viene casualmente notata da Consuelo Crespi, ai tempi direttrice di Vogue Italia, che si premura di far avere una sua immagine a Diana Vreeland: la più importante giornalista di moda di tutti i tempi. Benedetta parte subito per New York ed esordisce sulla copertina di Vogue ritratta dal “maestro” Irving Penn. La fama è immediata. A New York doveva restare dieci giorni, divenne casa sua per cinque anni. Nessun grande fotografo voleva lasciarsi scappare quel volto così poco ordinario, aristocratico e – allo stesso tempo – di fascino pittorico, quasi antico. Anche gli artisti adorano Benedetta. Andy Warhol, ma soprattutto Salvador Dalì che addirittura la prega di impersonare Gala, sua moglie, in una performance (anche se ai tempi queste cose si chiamavano “stravaganze d’artista”) in cui si ricelebrava il matrimonio. Ma tutto questo a Benedetta interessa fino a un certo punto. E così torna in Italia. Per diventare, alla soglia dei trent’anni, uno dei punti di riferimento del movimento femminista. Scelta abbastanza scandalosa. Attenzione! Siamo ancora nell’epoca delle “indossatrici”, donne bellissime ma senza anima. Porta-abiti viventi al servizio dei capricci della moda. Come può una donna-oggetto farsi paladina di emancipazione e della parità di genere? Semplice. Scegliendo l’autenticità. Benedetta ha continuato a fare la modella ma, rispetto alle sue colleghe, con una peculiarità ben specifica. Permettendo che il tempo facesse il suo corso sul suo viso e sul suo corpo. “Tanto a quarant’anni sei già vecchia”, afferma non certo con rammarico ma con ostentato orgoglio. Benedetta Barzini entra nel mito. Continua a posare per le copertine delle più celebrate riviste di tutto il mondo. Ma in modo diverso. Con le rughe ben in evidenza e sempre meno trucco. “Il rossetto su una vecchia – afferma – la trasforma subito in una maschera”. Ancora oggi, che ha 74 anni è corteggiata dai grandi fotografi e calca le passerelle delle fashion week. Ma la storia è un’altra. Lei è ancora una guerriera inossidabile al fianco delle donne. Lei sta lavorando sullo “stropicciamento del suo corpo”, sul declino che non va nascosto, ma che è importante saper mostrare. Lei è rimasta una vera femminista. Ed è un po’ delusa di quel sogno per cui continua a lottare, ma da cui si sente un po’ tradita. Soprattutto alle donne. “Oggi, afferma, “se il sistema ti dice che devi stirarti la faccia, vai a stirarti la faccia. Perché la tua funzione atavica è di piacere all’uomo. Punto. Siamo asservite. Dietro queste settantenni rifatte e in minigonna c’è la disperazione, la miseria intellettuale e la fragilità”. Estrema come sempre, senza paura di essere attaccata. Però pensandoci bene, di fronte a tutta questa bellezza artificiale, a questo conformismo estetico e a una società che è ancora ben lontana dall’essere egualitaria, è difficile non darle ragione. Soprattutto perché questo mondo, Benedetta Barzini, lo ha conosciuto molto bene e ha passato la vita a combatterlo fino a oggi con grande determinazione e dall’interno. Magari i suoi illustri genitori al tempo della copertina di Vogue avranno storto, e non poco, il naso. Ma oggi sicuramente, di una figlia così, non potrebbero essere più fieri.

Pier Lodigiani

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