Se il boccone non va giù…

La disfagia è molto comune ma poco riconosciuta. Si stima infatti che in Italia ogni 500mila casi diagnosticati, ci siano circa 3 milioni di persone  che ne soffrono. "Esistono degli screening che consentono di evidenziare rapidamente il problema " spiega il nutriozionista Sergio Riso, "uno degli strumenti più usati è EAT 10, un questionario compost da 10 domande che può essere compilato dal paziente o dai famigliari e poi consegnato al medico per una valutazione". Per approfondire la causa del disturbo possono essere eseguiti alcuni esami strumentali, come la videofluoroscopia, che consiste nello studio, attraverso immagini radiologiche dinamiche, della deglutizione di un preparato a base di bario modificato e la valutazione della deglutizione con fibroscopio flessibile. " In questo caso, viene inserito in gola, attraverso una narice, un piccolo endoscopio collegato ad una fotocameradigitale che permette di visualizzare il transito di alimenti e di liquidi", spiega Elisabetta Genovese, docente di audiologia e foniatria dell'Università di Modena e Reggio Emilia e presidente del Gruppo Italiano di Studio sulla Disfagia. Una volta accertata la presenza del problema, occorre agire tempestivamente. Principalmente con la dieta, ma non solo. In alcuni casi si può intervenire anche con il trattamento riabilitativo, prescritto dal foniatra e attuato dal logopedista, che può includere esercizi mirati ad aumentare la forza e a migliorare il coordinamento dei muscoli coinvolti nella deglutizione e startegie di compenso, come la postiura a capo flesso e ruotato quando si deglutisce. " Nei casi più gravi, incui l'alimentazione per bocca non è possibile in quanto mette la persona a rischio di soffocamento, è necessaria la nutrizione enterale tramite sondino naso-gastrico o tramite gastrostomia endoscopica percutanea (Peg)" chiariasce l'esperta.

fonte OK Salute&Benessere 

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