La creta che cura…

La manipolazione, la materia che cambia, la trasformazione.

La creta è materia viva che risponde alle nostre sollecitazioni trasformandosi. Serve energia per trasformarla ma contemporaneamente è morbida e cambia forma facilmente, lasciando spazio alla nostra creatività. Per trasformare la creta serve energia, creatività e tempo. Questi sono tutti quegli elementi che ci servono nella vita. Mentre lavoriamo la creta entriamo in contatto  con quasi tutti i sensi: visivo, tattile e olfattivo che evocano ricordi e amplificano le possibilità di entrare  in contatto con i nostri sentimenti. La concentrazione sulla materia creta ci stacca dal mondo che ci circonda e facilita l’accesso al nostro mondo interiore permettendoci di portare   alla Luce i nostri vissuti nascosti, per accettarli, affrontarli e superarli. Lavorare la creta ci permette di concentrarci, di meditare senza perdere mai il contatto con il presente. Manipolare la creta aiuta e cura. Ci aiuta a tirar fuori ciò che cerchiamo di nascondere a noi stessi e agli altri o che cerchiamo di non vedere. Mette in movimento tutti i nostri sensi e ci rende vivi. Infine potenzia la nostra autostima e ci permette di riconciliarci con noi stessi, di esserci e di mettere in evidenza il nostro io lavorando sui nostri limiti.  La creta è uno strumento di ascolto. Ci permette di tornare bambini, di giocare, di sporcarci tutti… e di lasciarci andare.

Uta Charlotte Kügler, arte terapeuta di formazione accademica,  ha risposto a qualche nostra domanda:

  1. Perché la creta? La creta è un materiale di facile accesso (e non molto costoso) che permette di andare nella tridimensionalità. E la tridimensionalità a sua volta permette di cambiare la prospettiva. Come quando guardiamo una scultura – girando intorno scopriamo sempre nuovi lati. Questo principio lo  possiamo anche applicare sulla nostra vita. Ognuno di noi ha tanti lati e spesso siamo concentrati solo su un aspetto predominante mentre gli altri aspetti del nostro carattere, della nostra vita li rilasciamo nell’ombra. La creta è sicuramente un ottimo mezzo per evidenziare le molteplici possibilità in cui possiamo vedere noi stessi e le nostre capacità che tendiamo a dimenticare o rimuovere non solo in un momento di una crisi individuale.  La manipolazione della creta stimola anche altri sensi. Per primo il tatto e l’olfatto. La percezione consapevole dei nostri sensi amplifica la nostra percezione di stare nel momento
  1. Mi diceva che la lavorazione della creta ha un effetto catartico, mi spieghi meglio.  Se nella filosofia greca c’era chi intendeva la catarsi come il risultato del dialogo fra due persone. Cosi la creta può aiutare il dialogo con noi stessi. Essendo la creta morbida ma compatta anche la mano meno esperta può modellarla. Il nostro stato d’animo può esprimersi. Questa espressione emotiva non si trova necessariamente nella forma ma nel modo in cui trattiamo la creta. Impastare la creta e batterla sul tavolo sono un ottimo modo per scaricare la tensione o la rabbia. Spesso non siamo consapevoli del nostro stato d’animo. Ed è proprio il processo della lavorazione stessa della creta insieme alla supervisione da parte dell’arte terapeuta che favorisce la consapevolizzazione. La concentrazione che pretende il processo creativo ci stacca da pensieri ricorrenti che tormentano la nostra anima. Quindi possiamo dire che lavorare con la creta riposa la mente e da momenti di tregua. Questo stacco temporaneo oltre a piacere e rilassamento da energia nuova per affrontare con una nuova dose di energia positiva ciò la vita pretende da noi. Vorrei aggiungere che nella seduta l’arte terapeuta ha il compito di percepire momenti di frustrazione del cliente spesso non esperto e quindi pensa di non essere capace di lavorare la creta. Soprattutto nel cliente adulto la pretesa di fare qualcosa di bello o di realizzare un oggetto pratico o una forma prefissata è molto alta. Questo non è lo scopo dell’arte terapia per questo consiglio di rimanere nell’astrattismo
  1. La creta è materia viva. E’ vero che può essere usata come veicolo per portare alla luce i nostri vissuti più nascosti?  Che l’arte terapia può portare alla luce i nostri vissutiti più nascosti, è possibile. In tal caso il processo terapeutico è lungo e non necessariamente legato alla materia creta. E un lavoro analitico che il cliente accetta ti fare essendo consapevole che alcuni momenti possono essere dolorosi o frustranti. Mentre lavoriamo creativamente ci mettiamo di fronte a molte sensazioni che abbiamo anche durante la nostra vita quotidiana. Nella seduta terapeutica abbiamo la possibilità di sperimentare queste sensazioni e dare a loro libera espressione e viverle senza essere giudicati
  1. E’ vero che la  lavorazione della creta può essere considerata un veicolo per dar spazio a momenti di meditazione e di libertà? Questo è certo – manipolare la creta aiuta molto al rilassamento e a de-stressarci.  Ci concentriamo sulla materia, sulle nostre mani e su ciò che tirano fuori dalla creta. Se l’arte terapeuta riesce a trasmettere che lo spazio in cui si lavora è privo di pressione ed aspettative il cliente può esprimersi liberamente magari pure giocosamente/ gioiosamente. Lui ne può fare quel che vuole.  Questo processo può essere molto meditativo, rilassante o se vogliamo catartico se il cliente lavora la creta ad occhi chiusi – la sente, la accarezza, percepisce la resistenza alla pressione. E un ottimo modo di prendere confidenza con una materia sconosciuta che risponde direttamente alla forza, all’energia che si investe  
  2. In che modo viene utilizzata nelle artiterapie? L’uso della creta è molteplice. E lo ritengo a discrezione dell’arte terapeuta. Dipende anche dallo scopo della terapia  
  3. Quanto di noi si riesce a trasmettere a un “pezzo di creta”? In che modo possiamo lasciarci andare? Siamo tutti individui quindi direi che non si può quantificare. Dipende dalla voglia e della possibilità del cliente di aprirsi. Direi più confidenza prendiamo con la materia più ci lasciamo andare e di conseguenza più trasmettiamo a un “pezzo di creta”
  1. Può raccontarci un aneddoto, qualcosa che possa essere di esempio e di aiuto per i pazienti? Una volta ho lavorato con la creta in un gruppo di adolescenti rifugiati dalla guerra siriana.  Nella manipolazione della creta uno dei ragazzi diventò sempre più arrabbiato.  Oltre a sbattere la creta violentemente ha cominciato ad infastidire anche gli altri membri del gruppo lanciando piccole palline di creta. Eravamo costretti al separarlo dal gruppo. Gli abbiamo permesso di lanciare dei pezzi di creta su una tavola di legno. Ha investito tutta la sua energia per lanciare violentemente questi pezzi creando un rumore non indifferentemente. Dopo un po’ di tempo si era scaricato e affaticato.  Direi che aveva usato la creta per esprimere la sua rabbia ma anche per scaricarla
  1. Dottoressa Kügler come concluderebbe questa intervista? Già l’uomo  delle  caverne ha usato l’arte per esprimersi, per raccontarsi. L’arte ci racconta il passato e l’espressione artistica è presente in tutti i popoli. E molti artisti contemporanei hanno reso visibile il loro dolore e lo hanno elaborato nella loro arte. Voglio solo ricordare Frida Kahlo. In un incidente una sbarra di ferro la trafitta e ferita gravemente la spina dorsale per questo motivo è stata costretta a vivere tutta la sua vita se non al letto ma in un corsetto ortopedico molto rigido. Nei sui quadri si vede quella sofferenza ma anche la voglia di vivere non solo di sopravvivere. E lei è solo un esempio di tanti. Far entrare l’espressione artistica nella propria vita ci aiuta a costruirla con maggiore creatività. Stimola la comprensione di noi stessi e dell’altro. Nell’arte terapia anche chi non si è mai applicato nelle arti, può scoprire questa capacità intrinseca in tutti esseri umani. La creta è solo uno dei tanti mezzi, ma sicuramente molto efficace e immediato

Simona Salta

 

Share This