29 Giugno Giornata Mondiale della Sclerosi Sistemica

Associazione Nazionale di Pazienti e Famigliari,
Volontariato e Solidarietà Famigliare.

Siamo tutti Narciso

I social network e il narcisismo: un atteggiamento quasi obbligato.

Vi siete mai chiesti come mai i social network siano letteralmente invasi da selfie di persone nelle più diverse pose? Oppure come mai gli autoscatti “vanitosi” riscuotano più successo rispetto a foto artistiche o di paesaggi? Tutti questi atteggiamenti sono riconducibili a quel fenomeno che viene chiamato disturbo narcisistico della personalità, disturbo tipico della società contemporanea. Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti negli ultimi 10 anni questo disturbo avrebbe coinvolto il 7% in più della popolazione.
La risposta a questa crescita da non sottovalutare potrebbe risiedere nell’incredibile incremento degli utilizzatori di social network. Sembrerebbe infatti che le due cose siano collegate: il desiderio di apparire e di essere apprezzati in ogni momento ed in ogni situazione andrebbe di pari passo con la facilità di utilizzo dei social che diventano una vera e propria vetrina nella quale esporre la “merce” migliore, questo favorito anche dal fatto che Facebook, Instagram, Twitter o Snapchat favoriscono la comunicazione per immagini.
Ogni giorno infatti più di 1,4 miliardi di persone pubblica dettagli della sua vita su Facebook e sono 3,5 miliardi i nuovi "like", mentre si contano più di 80 milioni di foto caricate su Instagram. Sempre più persone cercano quotidianamente di mostrarsi attraverso i filtri di queste applicazioni, inserendosi così in una realtà virtuale nella quale niente appare per ciò che è. La maggior parte delle foto che si trovano su queste piattaforme mostra situazioni idilliache, felici, irreali che troppo spesso sono la realizzazione di una costruzione finalizzata ad essere immortalata e poi condivisa; come afferma in merito Paolo Crepet, psichiatra e psicoterapeuta, nel suo libro “La trappola”: «Sono sintomatiche tutte le foto in cui ci si addobba in modo diverso da come si è: foto che sono un’esteriorizzazione del sé, in mancanza del sé», questo sarebbe espressione della volontà di apparire diversi, di adeguarsi a certi canoni secondo i quali esserci ed essere visti diventa la priorità.
Modello di questa nuova “realtà” diventano le persone appartenenti al mondo dello show business che ostentano un tenore di vita elevato: foto nei ristoranti più chic o sulle spiagge di paesi lontani. Spesso l’obiettivo di questi narcisi viene raggiunto quando il numero di like o di visualizzazioni che una foto o un post raggiungono, aumenta. Solo così può essere saziato quel bisogno di affermazione e di apprezzamento che questi soggetti mostrano, nel caso in cui i like non si ottengano subentrano vergogna, i disturbi alimentari e diversi stati di sofferenza mentale.
Pietropolli Charmet, psicoterapeuta di formazione psicoanalitica e specializzato in psichiatria, nel suo libro "L’insostenibile bisogno di ammirazione", sottolinea la fondamentale connessione tra il bisogno di affermazione e la società contemporanea; secondo lo studioso rispetto alle società del passato, le regole e i valori propri della comunità contano sempre meno nella scala di valori dell’individuo. Questo avrebbe portato a una sempre più forte percezione del Sé e, di conseguenza, all’individualismo e al narcisismo. Come afferma in merito Paolo Crepet : «I narcisi sono sempre esistiti, ma finché non sono stati inventati i selfie, avevano poche occasioni di dare dimostrazione di sé». Crepet continua distinguendo due livelli di narcisismo: il primo è un narcisismo sano che si esprime in amore per sé stessi, il secondo, quello più preoccupante, è proprio di coloro che credono di essere il centro del mondo.
Secondo lo studioso per capire se il narcisismo naturale si sta trasformando in disturbo, è sufficiente pensare a quanto tempo passiamo sui social network. Se preferiamo collegarci a Instagram o Facebook piuttosto che fare una passeggiata allora siamo destinati a non sapere amare nessun altro all’infuori di noi e ad annegare nella stessa acqua che ci rispecchia.

Mariabeatrice Elvano

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