C’ERA UNA RAGAZZA

C’era una ragazza, qui, in Italia, che aveva consacrato la sua giovane età all’impegno. Era una ragazza molto forte, in un’epoca in cui essere forti e credere in un’idea era pericoloso. Erano tempi in cui essere allineati non era un‘opzione. Significava sopravvivenza. Soprattutto per una ragazza.

 

Si, in quei tempi le ragazze, le brave ragazze, dovevano stare zitte. Al massimo potevano condividere sottovoce opinioni sulla moda. In attesa di sposare qualcuno che pensasse al posto loro. Miriam Mafai non era così. Lei non era una brava ragazza. Pensava da sola. Si innamorava e se poi non era più innamorata si chiudeva la porta dietro le spalle e andava altrove. Non solo. Miriam si interessava di politica, parlava di femminismo e di lotta e quando lo faceva non sapeva usare mezzi termini. Anche questo non si addiceva alle brave ragazze. A un certo punto Miriam incontra l’amore della sua vita, il partigiano “Nullo” Giancarlo Pajetta, ed è stato un amore grande e intenso. Ma non come quello delle brave ragazze. Miriam infatti era sposata, era madre e a quei tempi non esisteva il divorzio. Ma a lei delle convenzioni non è che importasse granché. Anche perché il suo unico vero e grande amore era la nuda verità. Tanto che nel corso della sua vita lei ha sempre detto che “tra un week end di passione con il mio Pajetta e un’inchiesta io preferirò sempre, deciderò sempre per la seconda”. Miriam infatti sapeva scrivere. E scrivendo non guardava proprio in faccia nessuno. Miriam non aveva paura. La superava con l’ostinazione, con la rabbia e con il coraggio di chi crede profondamente nella libertà. La propria, quella delle altre donne e quella di tutti. Miriam, insieme ad altre cattive ragazze che si chiamavano Camilla, Oriana, Rossana, Luciana e Adele, era una disobbediente di professione. Era una ragazza incapace di piegarsi. Lei voleva dire la sua e la sapeva dire meglio di qualsiasi altra. Era una di quelle che non si fidava, perché, lo diceva spesso, “non si può mai abbassare la guardia”. Per questo Miriam era scomoda a tutto tondo. Lei in certi ambienti non sapeva fare buon viso a cattivo gioco. Nelle stanze del potere ad esempio. La ragazza Miriam entrò in parlamento nel 1994 e ne uscì un anno dopo affermando lapidaria che “una cosa è dare le noccioline alle scimmie e una cosa trovarti dentro la gabbia delle scimmie”. La ragazza Miriam non ha mai avuto una vita facile, perché era una di quelle donne che non sapeva stare zitta. Severa, radicale e integra senza riserve era una donna poco incline ai compromessi. Credeva nella partecipazione e nell’ostinazione nel credere che l’Italia un giorno sarebbe stato un paese migliore. Un paese libero e un paese civile. La ragazza Miriam è andata via, un giorno di inizio aprile, sei anni fa. E pensare che lei e le sue parole oggi sarebbero così necessarie…

Pier Lodigiani

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