LINEE GUIDA: COSA SONO, A COSA SERVONO?

Per ogni malattia, lo stato dell’arte delle cure è dato da un insieme di strumenti (linee guida, conferenze di consenso, ecc.), in continuo aggiornamento. Anche se la teoria vorrebbe che questi strumenti fossero il frutto di un lavoro condiviso fra medici, pazienti e associazioni e altre professioni sanitarie, questo accade assai di rado. Partecipare alla nascita di questi documenti consente una scelta più consapevole e più sicura. Di fatto, le linee guida, e gli altri strumenti che definiscono lo stato dell’arte sulle varie malattie, possono diventare un metodo per migliorare la comunicazione tra cittadini e servizi sanitari esplicitando le reali possibilità diagnostiche e terapeutiche.

Secondo la definizione dell’Institute of Medicine statunitense, le linee guida sono “raccomandazioni di comportamento clinico, elaborate mediante un processo di revisione sistematica della letteratura e delle opinioni di esperti, con lo scopo di aiutare i medici e i pazienti a decidere le modalità assistenziali più appropriate in specifiche situazioni cliniche”. Una linea guida per la pratica clinica dovrebbe basarsi sulle migliori prove scientifiche disponibili e deve includere una dichiarazione esplicita sulla qualità delle informazioni utilizzate (“Levels of evidence”) e importanza/rilevanza/fattibilità/priorità della loro implementazione (“Strenght of recommendation”).

Il percorso diagnostico-terapeutico, percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale (PDTA) costituisce lo strumento finalizzato all’implementazione delle LG e risulta dall’integrazione di due componenti: le raccomandazioni cliniche della LG di riferimento e gli elementi di contesto locale in grado di condizionarne l’applicazione. Infatti, in ciascuna realtà assistenziale esistono ostacoli di varia natura (strutturali, tecnologici, organizzativi, professionali, socio-culturali, geografico-ambientali, normativi) che impediscono l’applicazione di una o più raccomandazioni delle LG. Pertanto, nella fase di adattamento della LG, previa analisi del contesto locale e identificazione degli ostacoli, i professionisti devono verificare con la direzione aziendale la possibilità di rimuoverli. Se questo non è possibile, la specifica raccomandazione deve essere modificata nel PDTA.

Il coinvolgimento multidisciplinare di tutti gli operatori sanitari coinvolti, di esperti metodologi e di cittadini/pazienti migliora la qualità delle linee guida, poiché la condivisione rende più praticabile la sua adozione nella pratica.

Una linea guida dovrebbe essere aggiornata con regolarità per evitare che le raccomandazioni divengano obsolete. La flessibilità della LG diventa indispensabile affinché il medico possa esercitare il suo giudizio clinico caso per caso e possa coinvolgere il malato nelle decisioni da assumere. Ciò è particolarmente importante quando esistano diverse opzioni terapeutiche e la scelta fra esse si basi non solo su prove differenti, ma anche sui valori e sulle preferenze del malato. Una linea guida dovrebbe essere chiara adottando una struttura semplice e un linguaggio chiaro e comprensibile, esplicitando in modo inequivocabile i punti ritenuti fondamentali e le aree di incertezza. Una linea guida dovrebbe essere adattabile, infatti l’applicabilità nella realtà per la quale le linee guida sono previste richiede che il gruppo di lavoro, durante la stesura, ponga un’attenzione particolare alla realtà concreta della situazione socio-sanitaria e tecnica nella quale si opera. L’accettazione “acritica” delle raccomandazioni redatte in campo internazionale basata soltanto sulla loro qualità scientifica non è una operazione condivisibile perché può dare origine a linee guida impossibili da applicare. Una linea guida dovrebbe essere aperta. Bisogna avere sempre presente che la mancanza di prove scientifiche di buona qualità può dipendere dalla mancanza di adeguati studi. In altre parole la mancanza di prove non significa che si hanno prove della inefficacia di un intervento. Questo è un limite proprio della letteratura scientifica che dipende sia dalla maggiore difficoltà di condurre studi metodologicamente rigorosi in determinate aree (è più semplice valutare la efficacia di un farmaco che quella di un intervento complesso) sia dal fatto che le priorità della ricerca medica non sono prive di distorsioni legate a interessi economici e commerciali. Infine una linea guida dovrebbe essere sviluppata tenendo conto della limitatezza delle risorse e compatibile con le diverse condizioni tecnologiche, organizzative ed economiche.

FONTE @Partecipasalute

Share This

COMMENTS

Wordpress (1)
  • Pio Bevilacqua 2 mesi

    Ho letto con interesse ma credo che siano solo buoni propositi dettati probabilmente dalla Legge. Rimangono sulla carta come molte sentenze.Pio