GRANDE, GRANDE, GRANDE.

Normalmente non parliamo delle “dive”. Perché sono distanti. Perché, di loro si sa già tutto (e anche troppo). Facciamo un’eccezione. Perché, si, parliamo di una “diva”, ma del tutto anomala. Qualche mese fa ha compiuto 78 anni. È Mina. Che, di fatto, sulle scene c’è stata poco: non la si vede da 40 anni. Ma la si sente e, in 60 anni di carriera ha scritto una delle pagine forse più importanti della musica pop italiana. A lei si sono ispirate artiste del calibro di Liza Minnelli. Per lei hanno scritto tutti i più grandi autori italiani e internazionali. E a lei è dedicato il numero di ottobre di Vogue, che, appena uscito, ha già fatto il giro del mondo. Perché si, Mina oltre a essere una grande interprete, è anche un’icona meritevole di avere di avere un intero capitolo della “bibbia” dello stile contemporaneo a lei dedicato. Ma l’aspetto più curioso è che questa operazione non ha il sapore del tributo a un’artista del passato. Mina è qui senza esserci. Anzi, in questo numero di Vogue le “Mina” presenti sono tutte quelle che hanno costellato i 60 anni della sua carriera. A interpretarle sono le grandi star delle passerelle: Bianca Balti, Benedetta Barzini, Carla Bruni, Gilda Ambrosio, Gisele Bündchen, Guinevere Van Seenus e molte altre. Tutte diverse, tutte accomunate da quello sguardo languido e sensuale, quella bocca con gli angoli che piegano verso il basso, quello stile da “donna vissuta” che ha incorniciato se non il più grande, il più celebrato talento interpretativo della canzone italiana. E sicuramente il più originale. Perché Mina, in fondo, non è mai andata via. Continua a sedurci con la sua incredibile voce. E la sua immagine, seppur nascosta, appare ovunque. In un eterno presente.

Pier Lodigiani Communication Consultant, Journalist, Gestalt Counselor

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