BOOKCITY: TEMPO DI BILANCI E DI NUOVE SPERANZE

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro”. Umberto Eco

 

Si è conclusa domenica 19 novembre la settima edizione dell’evento Bookcity Milano, che ha registrato un incremento di pubblico rispetto all’edizione del 2017. 1450 sono stati gli incontri, letterari e non solo, proposti ai visitatori e dislocati per la città. Tanti sono stati i temi trattati durante la kermesse, dai più consueti come quelli inerenti la letteratura e il mondo dell’editoria a quelli più attuali con un particolare sguardo alla storia passata e presente. Sicuramente questi risultati uniti all’incremento delle vendite dei libri per l’occasione fa ancora sperare gli addetti ai lavori. Si può pensare che lentamente il settore editoriale si stia riprendendo da quella fase di crisi iniziata nel 2008, forse proprio la natura variegata di un festival come Bookcity cattura l’interesse del pubblico come sostiene lo stesso Filippo Del Corno, assessore alla cultura del comune di Milano: “Bookcity si dimostra sempre più una manifestazione che non ha niente a che vedere con i tradizionali festival letterari di cui l’Italia è piena, ma ha un carattere innovativo che va oltre le presentazioni dei libri capace di rinnovarsi ogni anno. Questa è la sua forza“.

E’ ancora possibile pensare che sia utile leggere al giorno d’oggi? Questo è l’interrogativo più ricorrente quando si parla di eventi di questo tipo. Secondo i dati proposti dall’Associazione Italiana Editori solo il 40,5% degli italiani intervistati ha letto almeno 1 libro nell’ultimo anno; di questo 40,5 % la percentuale maggiore è costituita da giovani nella fascia di età 15-17. Si può facilmente dedurre che il numero maggiore di lettori è costituito quindi da ragazzi “obbligati” a leggere dai professori a scuola. I dati proposti dall’AIE evidenziano inoltre come maggiori lettrici siano le donne mentre bassa o quasi nulla è la pratica della lettura nei ceti dirigenti e nei laureati. Questi dati sono sconfortanti; se da una parte ci sono segnali di ripresa proposti da manifestazioni come Bookcity dall’altra dobbiamo fare i conti con una tendenza tutta italiana che vede l’Italia agli ultimi posti nella classifica europea per il numero di lettori.

Ma allora perché continuare a leggere? Tante sono le frasi che si dicono in questo proposito e troppo spesso sfiorano il retorico: una fra tutte è che la cultura salverà il mondo. Queste affermazioni rimangono però il più delle volte astratte, nessuno si sofferma davvero sul significato di queste parole. Leggere un libro non è semplicemente aprire un libro e decodificare le parole che sono scritte all’interno. Ogni volta che apriamo un libro e ci immergiamo in un nuovo mondo pur rimanendo fisicamente nel nostro, conosciamo personaggi nuovi, facciamo esperienza di nuove emozioni e nuove situazioni e ci ritroviamo alla fine del libro più arricchiti rispetto a quando lo abbiamo iniziato. Leggere un libro ci permette di scoprire nuovi aspetti di noi che non conoscevamo e soprattutto ci permette di acquisire maggiore consapevolezza sulla realtà circostante

Mariabeatrice Elvano

 

 

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