Galli, stelle e … latte di gallina

Le denominazioni popolari che vengono date alle piante, a prescindere dal loro effettivo nome scientifico, sono spesso piuttosto curiose e possono variare da una località all’altra. L’ornitogallo, per esempio, una bulbosa utilizzata per dare colore alle aiuole e alle bordure di primavera, ma anche per creare bouquet nuziali, è conosciuta con diversi nomi sui quali si trovano in letteratura spiegazioni diverse. Iniziando dal suo nome, derivato da quello scientifico latino di ornithogalum, c’è chi sostiene che sia dovuto alla forma dei fiori che, ancora chiusi, richiamano il becco e la cresta del gallo; altri invece, più precisamente, lo fanno risalire al suo nome scientifico, composto da due termini greci che significano uccello (o gallo) e latte. Forse è da queste considerazioni che potrebbe derivare il termine di “latte di gallina” con cui la bulbosa è conosciuta in diverse zone dell’Italia. Probabilmente, però, l’ornitogallo è maggiormente noto come Stella di Betlemme. Anche in questo caso occorre qualche precisazione. Le specie conosciute di questa pianta sono oltre un centinaio, diffuse in Europa, Asia, America del nord e, appunto, medio oriente. Alcune presentano fiori raccolti in infiorescenze tondeggianti oppure a forma di pannocchia, altre presentano fiori singoli e in quasi tutte i fiori sono a forma di stella. Con Stella di Betlemme ci si riferisce però solitamente a una specie ben precisa, l’ornithogalum umbellatum, i cui fiori bianchi hanno la forma di una stella a sei punte. Attorno a questa specie sono nate alcune leggende che ne giustificano il nome. Quella più nota riguarda la cometa che guidò i Magi dall’oriente a Betlemme e che, dopo avere svolto il suo compito, chiese e le fu concesso di rimanere sulla terra, trasformandosi nel fiore a sei petali. C’è poi chi identifica nella Stella di Betlemme i gigli di campo di evangelica memoria, la cui bellezza superava anche quella dei vestiti di re Salomone. Quasi tutte le specie originali di ornitogallo hanno fiori bianchi o color crema, sono state però ottenute varietà di colori diversi che, essendo coltivabili anche in vaso, possono rallegrare terrazzi e balconi, per esempio con il vivace arancione dell’ornithogalum dubium o con il rosso e il giallo delle altre varietà disponibili. Per la coltivazione l’ornitogallo richiede preferibilmente un’esposizione luminosa, ma può vivere bene anche in penombra. La fioritura avviene durante tutta la primavera e parzialmente in estate; durante questo periodo occorre innaffiare quando il terreno è asciutto, diradando le innaffiature nei periodi successivi e sospendendole in inverno. I bulbi resistono bene al freddo ma gli esperti consigliano di pacciamare il terreno con paglia, foglie secche e simili se si prevedono gelate. È comunque preferibile togliere i bulbi dal terreno e, come si fa con le maggior parte delle bulbose, conservarli puliti dalla terra in un luogo buio e asciutto per poi ripiantarli a fine inverno. Benché alcuni ornitogalli facciano parte dei fiori di Bach, in prevalenza sono tossici e possono causare seri problemi se ingeriti; occorre pertanto porre qualche attenzione soprattutto in presenza di bambini e anche di animali domestici.

Silvio della Casa

 

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