LA MAMMA DI MARIUCCIA

Per i milanesi l’”Asilo Mariuccia” è un’istituzione di primo piano nata, nel 1902, con la missione di “addestrare all’emancipazione le fanciulle pericolanti”. Quelle ragazze che, purtroppo, ancora oggi sono le schiave dell’era del “consumismo sessuale” e che, o per questioni di pelle o per altri disagi, vengono costrette alla prostituzione. Nato dall’iniziativa di Ersilia Majno, esponente della borghesia illuminata meneghina che l’ha dedicato alla figlia Maria morta di difterite, l’Asilo Mariuccia aveva una connotazione molto diversa da altre analoghe realtà. Era aconfessionale e, soprattutto, non aveva un approccio filantropico/pietista rispetto alle ricoverate. L’ambizione non era infatti di intervenire sul bisogno immediato, ma di proporre percorsi di vero e proprio recupero. Ma facciamo un passo indietro. Perché Donna Ersilia, non era solo una ricca benefattrice. Era una donna d’azione e di impegno. A partire dalla sua prima attività di guardia ostetrica gratuita per le donne più povere, per arrivare a essere una vera e propria paladina (e siamo a fine ‘800) del femminismo milanese vicino al Partito Socialista Italiano e insieme a personaggi del calibro di Anna Kuliscioff ed Edwige Gessner Von Willer. Infatti la Guardia Ostetrica in cui operava Ersilia non era solo un centro medico, ma un luogo di confronto sui problemi della vita e del lavoro per le proletarie. Insomma, la Majno non si limitava a staccare assegni, ma si sporcava volentieri le mani. È stata Presidente dell’Associazione Generale delle Operaie, si è battuta per la legge sulla tutela della gravidanza e della maternità per le lavoratrici, ha fondato il periodico “Unione Femminile” e si è fatta promotrice del progetto di unione di tutte quelle microrealtà, che spesso agivano sotto traccia, dedicate ai diritti delle operaie perché, insieme, potessero rappresentare una forza potente, visibile e fattiva. Pioniera di un nuovo modello di assistenza sociale, Ersilia Majno ha anche progettato gli “Uffici indicazioni e assistenza”, gestiti in consorzio con la Società Umanitaria e con un focus ben preciso: combattere l’abuso sessuale ed elevare la figura femminile. Un obiettivo che diventerà il manifesto fondativo dell’Unione Femminile Nazionale. Ma non finisce qui. Ersilia si occuperà di sessualità, di tutela dell’infanzia e di lotta alla prostituzione. Senza paura, instancabilmente e fino alla morte, avvenuta nel 1933. Per ritrovare i suoi ideali l’Italia ha dovuto attendere una quarantina d’anni. E, se siamo qui a parlarne, è perché, oggi più che mai, di quegli ideali e di donne come lei ne abbiamo ancora un grande bisogno.

Pier Lodigiani –Communication Consultant, Journalist, Gestalt Counselor 

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