CHI DECIDE COSA PUO’ RIMANERE SUI SOCIAL NETWORK?

La vita infernale dei moderatori di Facebook Un lungo e discusso articolo di “The Verge” ha raccontato i traumi e le fatiche di chi per lavoro decide cosa può rimanere sul social network e cosa no Il sito di tecnologia The Verge ha pubblicato un lungo articolo in cui ha raccontato la dura vita quotidiana dei moderatori dei contenuti di Facebook, e più precisamente di quelli che lavorano per Cognizant, una società a cui Facebook appalta una parte dell’enorme lavoro richiesto dalla revisione giornaliera dei contenuti segnalati o che potenzialmente violano le linee guida del social network. Casey Newton, che ha scritto l’articolo, ha parlato con una decina di dipendenti o ex dipendenti di Cognizant, che mantenendo l’anonimato hanno raccontato di condizioni di lavoro estremamente stressanti, sia per gli orari stringenti e soprattutto per i contenuti impressionanti e violenti da visionare continuamente. La maggior parte delle persone con cui ha parlato Newton non sono rimaste a Cognizant più di un anno; diversi hanno raccontato di aver avuto conseguenze gravi sulla propria salute mentale.

Cognizant ha sede a Phoenix, in Arizona, e ci lavorano circa 1.000 persone. Newton scrive che in totale i moderatori sparsi per il mondo sono 15.000, che coprono tutto l’arco della giornata e lavorano da 20 sedi, padroneggiando un totale di 20 lingue. Appaltare questo lavoro a società esterne riduce di molto i costi della forza lavoro: se un dipendente di Facebook guadagna in media 240mila euro all’anno, un moderatore di Cognizant guadagna meno di 30mila dollari. Facebook, intanto, continua a passarsela bene: nell’ultimo trimestre ha dichiarato 6,9 miliardi di dollari di profitti, il 61 per cento in più dell’anno precedente, su 16,9 miliardi di ricavi totali.

Il lavoro dei dipendenti di Cognizant, nel concreto, è quello di visionare uno dopo l’altro contenuti pubblicati su Facebook – commenti, post, foto, video – che siano stati segnalati per aver potenzialmente violato le linee guida pubbliche. Il problema principale per queste persone – non l’unico, come vedremo – sono quindi le cose che altre persone in tutto il mondo decidono di pubblicare su Facebook. Il mestiere di moderatori comporta infatti passare le giornate a leggere molte cose aggressive, violente, razziste e che incitano all’odio, ma non solo: i racconti si soffermano soprattutto sulle foto e i video violenti, quelli complottisti, quelli offensivi, razzisti o contenenti pornografia. Questa esposizione quotidiana ha spesso delle brutte conseguenze.

Ma il lavoro di moderatore per Facebook è stressante anche per un altro problema, spiega Newton. L’ambiente e i ritmi lavorativi dei dipendenti di Cognizant sono molto diversi da quelli di Facebook, un’azienda che ha costruito una parte importante della sua immagine sul proclamato benessere dei suoi dipendenti e sugli spazi di lavoro accattivanti e vivaci. Newton spiega che gli uffici di Cognizant non sono tetri né angusti, ma le condizioni dei dipendenti sono tutto meno che rilassate: ciascuno ha due pause da 15 minuti al giorno, più una da 30 minuti per il pranzo.

Dopo la pubblicazione del pezzo, Facebook ha pubblicato un post per spiegare di voler aumentare il controllo sulle condizioni contrattuali e lavorative dei moderatori assunti da aziende esterne. Lo stesso sito The Verge, però, ha spiegato che non ci sono vere indicazioni che l’annuncio di Facebook corrisponda a reali cambiamenti nel modo di gestire le società esterne, che secondo Sarah Frier di Bloomberg sono preferite da Facebook perché proteggono la società dalle potenziali cause legali dei moderatori. L’articolo di The Verge, poi non era nemmeno il primo a parlare delle condizioni di lavoro di questi centri: ne erano usciti su Wired, sul Guardian e su Motherboard.

Tratto da IL POST, Tecnologia https://www.ilpost.it/2019/02/26/moderatori-facebook-the-verge/

 

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