PER GLI AMICI “LINA”!

La ribelle, la strega, la “simpaticona”, l’eccentrica, l’emancipata, il genio. Quante donne si nascondono dietro gli inconfondibili occhiali bianchi e il sorriso beffardo di Lina Wertmüller. Una donna che ha scritto pagine importanti del cinema italiano. Anzi no. Nel senso che Lina ha faticato non poco per riuscire a far sentire quel “Hey guardate che esisto!”. Non che le fosse negata la celebrità, i suoi film sono sempre stati un successo. Il fatto è che era una regista e, nel cinema degli anni ’70 la cosa faceva un po’ storcere il naso. E non è che col tempo le cose siano cambiate più di tanto. Di tutti i film usciti negli ultimi anni, quelli diretti da una donna arrivano più o meno al 15%. Decisamente pochino. Ma la ferrea Lina degli stereotipi di genere se n’è sempre fregata. E ha fatto bene, dato che nel 1977, è stata la prima donna nella storia del cinema candidata all’Oscar per il suo mitico “Pasqualino Settebellezze”. Poi naturalmente non l’ha vinto: alla nomination si poteva arrivare ma meglio non esagerare, che poi magari si monta la testa. Non solo. Prima, nel 1968, girò un western. E la produzione le impose un “nome d’arte” maschile, Nathan Witch e il rifiuto di apparire per non svelare il segreto. Probabilmente quel film non fu un capolavoro, ma non lo sapremo mai. Perché è poco probabile che la gente vada a vedere un’opera di un regista sconosciuto, senza alcuna promozione e uscita in pochissime sale. A questo dobbiamo aggiungere un paradosso. Tutti andavano a vedere i film della Wertmüller (come non ricordare, fra i tanti, il mitico “Travolti da un insolito destino”) ma, soprattutto in Italia, questa “ragazza cattiva” era, allo stesso tempo, giudicata “scomoda”. Perché sfidava i maschi. Perché a destra e al centro ironizzava sulla borghesia. Perché a sinistra spostava l’ironia sulla classe operaia. L’Italia bigotta non era pronta a capire che l’ironia non era semplicemente prendersi gioco di questo o quello, ma era un linguaggio potente d’impegno sociale e di denuncia. Bene, all’età di 90 anni, Lina Wertmuller, entra con tutti gli onori fra i “maestri” del cinema mondiale grazie a un Oscar alla carriera. La sua reazione? Un educato ringraziamento senza troppi fronzoli. Che lei evidentemente e giustamente non ha mai amato. A partire dal suo nome: Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich. In arte, nel lavoro e nella vita, semplicemente “Lina”.

Pier Lodigiani Communication Consultant, Journalist, Gestalt Counselor

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