VIVERE SENZA TERRA

Da un po’ di tempo a questa parte è in crescita l’interesse verso soluzioni naturali per affrontare problemi che normalmente vengono risolti con metodi artificiali. Ne è un esempio la cosiddetta “lotta biologica” che consiste nel combattere gli insetti nocivi dell’orto e del giardino con altri insetti innocui per la vegetazione, come le coccinelle che sono voraci divoratori di tutti i tipi di afidi, cioè di quei parassiti comunemente conosciuti come pidocchi delle piante. Anche nel mondo vegetale ci sono organismi viventi le cui caratteristiche possono offrire interessanti prospettive per migliorare alcuni aspetti ambientali. Tra questi rientra a buon diritto la tillandsia (o tillanzia), una curiosa erbacea originaria dell’America Latina che fino a non molti anni fa era poco nota dalle nostre parti. Si è cominciata a conoscere vedendola inserita in singolari composizioni con statuette, ciottoli, piccole strutture in legno e oggetti similari sui quali sta semplicemente appoggiata o attaccata, tanto da farla ritenere artificiale. In effetti la sua particolarità sta proprio nel fatto di non avere alcun bisogno di terra per sopravvivere e, nella maggioranza dei casi, nemmeno di innaffiature. La tillandsia appartiene alla famiglia delle bromeliacee e, in realtà, ne esistono diverse centinaia di specie che si presentano anche molto diverse tra loro per la struttura e per la tipologia delle foglie e dei fiori variopinti. Solo poche di queste specie necessitano della coltivazione in terra, mentre la quasi totalità è in grado, grazie ai tricomi presenti sulle foglie, di estrarre le sostanze nutritive dall’aria e di assorbirne l’umidità. Per questo possono crescere in quasi tutti i climi, purché la temperatura non scenda per lungo tempo sotto i cinque o sei gradi, e si possono trovare sui rami e sui tronchi degli alberi, sopra pareti rocciose o altri elementi in natura e perfino su manufatti come i pali della rete elettrica e le strutture in legno. Eventuali radici servono unicamente per aggrapparsi a un sostegno e, se questo è un albero, non ne risucchiano nutrimento. Ciò che rende la tillandsia un potenziale strumento per migliorare la qualità dell’ambiente è proprio la sua capacità di assorbimento e metabolizzazione anche di sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera, come la formaldeide, i prodotti di combustione degli idrocarburi e altri elementi come quelli presenti nel fumo delle sigarette. Taluni sostengono che possa inoltre catturare le radiazioni elettromagnetiche, ma non sembra che vi siano al momento conferme scientifiche. È una pianta che si adatta bene anche a essere tenuta all’interno, nelle case e negli uffici, dove può svolgere un’utile azione come depuratrice dell’aria. Le regole per mantenere la tillandsia sono abbastanza semplici. All’interno va tenuta in una posizione dove possa ricevere una buona quantità di luce; all’esterno può stare in un luogo bene illuminato o anche in mezz’ombra. Occorre bagnarla periodicamente, nebulizzandovi sopra dell’acqua, solo in ambienti particolarmente secchi o, all’esterno, in periodi di elevata siccità. Non occorrono potature, ma solo l’eliminazione delle foglie e dei fiori secchi. Se non sono presenti radici è sufficiente appoggiare la pianta su un supporto o legarla con spago o rafia a un qualsiasi sostegno.

Silvio della Casa

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