Liliana Segre, una donna simbolo della storia

Nasce a Milano nel 1930, da famiglia ebraica ma non professante. Cresce con il padre e con i nonni paterni perché la madre muore quando Liliana non aveva nemmeno un anno. Quando fu costretta dalle Leggi Razziali ad abbandonare la scuola, Liliana aveva 8 anni e non poteva capire come mai non potesse più frequentare la scuola, come tutte le altre bambine.E così che inizia per la senatrice a vita un lungo calvario che la segnerà in maniera indelebile.

Il 7 dicembre 1943 per scappare alle persecuzioni contro gli ebrei, con il padre e due cugini, cercò invano di scappare in Svizzera ma venne catturata dai gendarmi del Canton Ticino e rispedita in Italia dove, il giorno successivo, fu arrestata. Era il 30 gennaio del 1944 quando Liliana, insieme a suo padre e ad altre migliaia di persone viene fatta salire su un treno in partenza dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano. La destinazione è sconosciuta ma Liliana Segre ha più volte raccontato quel viaggio con dolore: «in fretta, a calci, pugni e bastonate ci caricarono sui vagoni bestiame. Non appena un vagone era pieno, veniva sprangato e portato con un elevatore alla banchina di partenza. Fino a quando le vetture furono agganciate, nessuno di noi si rese conto della realtà. Tutto si era svolto nel buio, nel sotterraneo della stazione, illuminato da fari potenti, tra grida, latrati dei cani, fischi e violenze terrorizzanti. Nel vagone buio c’era solo un po’ di paglia per terra, e un secchio per i nostri bisogni» Quando il treno merci entra nel campo di concentramento di Auschwitz, Liliana viene separata da suo padre, che morirà pochi mesi dopo, e con un numero, che ancora porta tatuato sul braccio, viene internata nella sezione femminile e sottoposta ai lavori forzati nella fabbrica di munizioni Union. Il 27 gennaio 1945, sgomberato il campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz per sfuggire all’avanzata dell’Armata Rossa, i nazisti trasferirono 56.000 prigionieri, tra cui anche Liliana Segre. Non ancora 15enne, fu condotta nel campo femminile di Ravensbrück e in seguito trasferita nel sotto campo di Malchow, nel nord della Germania. Fu liberata il 1° maggio 1945. Liliana Segre è una dei 25 sopravvissuti dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz.

Dal 1990 Liliana Segre è un’attiva testimone dell’Olocausto, convinta che sia necessario ricordare perché quello che è successo non accada mai più. Racconta nelle scuole la sua esperienza perché i ragazzi possano continuare a coltivare il ricordo di quei 6 milioni di ebrei, morti per la sola colpa di essere nati. Dal 2018 è anche senatrice a vita e ha ricevuto numerose onorificenze per la sua instancabile attività di testimone.  Liliana Segre ha provato sulla sua pelle di ragazzina di 15 anni una violenza senza giustificazioni, ha sentito l’odore della morte vedendo intorno a lei le persone morire, ha dovuto rinunciare alla spensieratezza di adolescente, costretta a lottare per la vita. Oggi Liliana Segre ha 89 anni e non passa giorno in cui i suoi racconti non ci spronino a lottare contro le ingiustizie e le discriminazioni, eppure ancora oggi, dopo 74 anni da quell’orrore, l’odio antisemita non si è ancora placato. Liliana riceve 200 insulti al giorno sulle sue pagine social.

Lei stessa in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera in occasione del 25 Aprile afferma: «È il bisogno di odiare che muove certa gente. L’odio torna a galla in contesti molto diversi. Per strada, su internet soprattutto. È un sentimento che c’è sempre stato: la storia è fatta di corsi e ricorsi. Diciamo che dopo la Seconda guerra mondiale, dopo tutto quello che si era visto e sofferto, si aveva paura di ripetere certi atteggiamenti. Si è abbassato il volume, non si è spenta la musica.» Per tutelare la vita della senatrice, qualche giorno fa la Prefettura di Milano ha deciso di assegnarle una scorta anche in seguito all’ acuirsi delle tensioni a seguito dell’approvazione della Legge proposta dalla stessa Segre per l’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. La votazione per questa legge ha visto 98 parlamentari astenersi dal voto. 98 donne e uomini che hanno preferito anteporre le ragioni politiche alla lotta contro il dilagare dell’odio e della violenza.

L’astensione al voto è un offesa al nostro paese e alla memoria di tutte quelle persone che, come Liliana Segre, hanno vissuto l’inferno dei campi di concentramento. La domanda che rimane ancora senza risposta è una sola. Se ancora oggi, nonostante i continui appelli dei sopravvissuti al genocidio ci invitino a non dimenticare quanto accaduto, non siamo capaci di fermare il riproporsi dell’odio razziale, tra qualche anno, quando nessun testimone dell’Olocausto potrà più raccontarci la sua dolorosa esperienza, chi potrà tramandare la storia alle generazioni future?

Mariabeatrice Elvano

 

Share This

COMMENTS

Wordpress (0)