29 Giugno Giornata Mondiale della Sclerosi Sistemica

Associazione Nazionale di Pazienti e Famigliari,
Volontariato e Solidarietà Famigliare.

PINA BAUSCH – Le amiche geniali

IL VENTRE DI PINA

Molti di noi la ricordano al cinema in “Parla con Lei” di Pedro Almodovar o nei panni della principessa non vedente di “E la nave va” di Federico Fellini. Ma Pina Bausch, con quel corpo esile e quel viso tutto spigoli e – nonostante ciò – così dolce, è molto altro.

Nasce come ballerina classica e frequenta le più importanti accademie del mondo. È molto brava, ma nel 1968 (l’anno rivoluzionario per eccellenza) capisce, a 28 anni, che quel mondo di artificiose estetiche di tulle bianco non fa per lei. Butta il tutù alle ortiche e inizia la sua personale rivoluzione. Che comincia da una danza diversa. Specchio della realtà e sorella del teatro. Per comodità la chiamiamo coreografa, anche se lei stessa ha sempre rifiutato questa definizione.
Lei, nel suo lavoro, afferma di non saper distinguere il confine fra arte scenica, danza e musica. Il suo è un teatro totale. Racconta il difficile rapporto tra l’individuo e la società, l’angoscia, la protesta del moderno che avanza. Lei porta nella danza la violenza sulla donna in una sua leggendaria interpretazione della sagra della primavera. Ma anche i labirinti mentali della psicanalisi. Il suo è un teatro estremo, viscerale e, per certi versi, terapeutico. Il suo lavoro ha i tratti del suo corpo. Quella ossuta e ostinata intransigenza di obbligare i suoi “danzattori” a guardarsi dentro.  Per ritrovare il potere del gesto e, attraverso quel gesto, mettersi in dialogo diretto con il pubblico. 
È curioso che la più grande coreografa del secolo sia, di fatto, un manifesto della negazione della danza stessa. “Ci sono momenti – dice –  in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati e non si sa più che fare. A questo punto comincia la danza, e per motivi del tutto diversi dalla vanità. Non per dimostrare che i danzatori sanno fare qualcosa che uno spettatore non sa fare. Si deve trovare un linguaggio – con parole, immagini, atmosfere – che faccia intuire qualcosa che esiste in noi da sempre”.   
Pina ci ha lasciati otto anni fa, a 68 anni. È andata via in silenzio e dietro le quinte. Così come è stata la sua vita. Della Bausch “privata” non si sa praticamente nulla, se non quel poco che emerge tra le pieghe del suo volto e dei suoi movimenti. È andata via, ma ci ha lanciato un invito:
“Danzate, danzate! Altrimenti saremo perduti!”. E raramente una metafora della vita è stata tanto potente ed efficace. 

Pier Lodigiani

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