Il volontariato scrive ai Leader politici: metteteci tra le priorità

“Il volontariato, uno dei pilastri della coesione sociale nel nostro Paese, è un fenomeno sempre più diffuso che coinvolge circa 6 milioni di italiani (dati Istat) e produce oltre il 5% del PIL nazionale “.

Spesso le molte associazioni presenti sui territori sopperiscono ai bisogni della cittadinanza sostituendosi al servizio pubblico in totale autonomia finanziaria provvedendo in proprio a coprire i tanti costi di gestione delle varie attività rivolte alla persona.

Con una lettera aperta il presidente nazionale di CSVnet Chiara Tommasini, scrive per rappresentare le preoccupazioni dei Centri di Servizio per il Volontariato (Csv) in merito all’assenza, all’interno del dibattito che anima le forze politiche verso le elezioni, di proposte strategiche di potenziamento del Terzo Settore volte a valorizzare l’impegno del volontariato per un Paese più inclusivo, solidale e sostenibile.

CSVnet è l’associazione nazionale dei Centri di servizio per il volontariato e ne rappresenta le istanze nei confronti delle Istituzioni nazionali e regionali. I Csv associano, direttamente e indirettamente, circa 30mila organizzazioni di terzo settore e supportano quasi 50mila organizzazioni non profit, coinvolgendo nelle loro attività oltre 800 addetti e più di 100mila volontari.

Il volontariato, uno dei pilastri della coesione sociale nel nostro Paese, è un fenomeno sempre più
diffuso che coinvolge circa 6 milioni di italiani (dati Istat) e produce oltre il 5% del PIL nazionale.
Anche
alla luce del supporto fondamentale che il Terzo Settore ha saputo apportare durante la pandemia e nella gestione diffusa della crisi ucraina, appare urgente che il prossimo Governo adotti da subito misure utili a favorire la co-programmazione e la co-progettazione tra pubblico e privato non profit.
Per tali ragioni, nell’imminenza delle prossime elezioni politiche, ci rivolgiamo con fiducia alle forze politiche affinché si impegnino nel sostenere la seguente agenda:

  1. Completare il processo di attuazione della riforma del Terzo settore. Il recente via libera, da parte del Parlamento, sulle misure fiscali per il terzo settore rappresenta uno step fondamentale per l’entrata in vigore di norme necessarie per la tenuta e lo sviluppo di tutto il mondo del non profit. Tale impegno, pur significativo, non è tuttavia sufficiente.
    A cinque anni dall’avvio della Riforma ci auguriamo dunque che il futuro Governo completi rapidamente il pacchetto di norme legato alla attuazione del Codice, senza le quali molte esperienze di impegno civico rischiano di scomparire.
    Crediamo inoltre che il Pnrr sia un’opportunità fondamentale per programmare il futuro del nostro paese e che oggi sia sempre più importante aprire un confronto ampio per valorizzare la capacità del terzo settore di lavorare in rete coinvolgendo i diversi soggetti che operano sul territorio. Il mondo nei centri di servizio può essere facilitatore di questi processi, come già dimostrato nella gestione delle emergenze di questi ultimi anni e per riqualificare le comunità su tutti i fronti.
  1. Dotare i Csv delle risorse adeguate. I Centri di servizio per il volontariato rappresentano una infrastruttura sociale unica per efficienza e capillarità di azione nel panorama europeo. Negli ultimi anni tale sistema è stato tuttavia significativamente sottofinanziato, in aperta contraddizione con il meccanismo predisposto dal Codice del Terzo Settore, che prevede un incremento delle risorse dedicate ai Csv sulla base del fabbisogno storico e delle mutate esigenze di promozione del volontariato. Tale mancanza di risorse rischia di compromettere la sostenibilità economica delle attività svolte dai Centri. Pertanto, si chiede un urgente intervento della Politica affinché i Centri di servizio per il volontariato possano contare su risorse stabili ed adeguate per assumere il ruolo di “agenzie di sviluppo del volontariato nei territori”, affidato ai Csv dalla riforma del terzo settore. La loro storia, quella che negli anni ‘90 ha portato migliaia di organizzazioni di volontariato – differenti per dimensioni, sensibilità, abitudini, settore di intervento – ad impegnarsi per la costituzione dei Csv, richiama il principio di sussidiarietà presente nella nostra carta costituzionale ed è concreta realizzazione di quanto indicato nel Codice del terzo settore, che ha scommesso sulla capacità degli enti di terzo settore di associarsi tra loro.
  2. Semplificare le procedure amministrative per la costituzione di accordi di co-programmazione e co-progettazione tra gli enti pubblici e le organizzazioni del terzo settore.
    Semplificare le procedure burocratiche è un passaggio fondamentale per attivare spazi e strutture permanenti di raccordo che possano dare voce anche alle organizzazioni più piccole, dando vita a nuove forme concrete di amministrazione condivisa a livello locale e nazionale, sostenendo definitivamente la differenza (anche burocratica) tra il sistema di appalti al mondo profit e la co-progettazione con il mondo del terzo settore. In tal senso proponiamo l’attivazione di un tavolo interministeriale di interlocuzione per affrontare in modo congiunto le questioni trasversali che riguardano il non profit.
  3. Riconoscere il ruolo formativo del volontariato e del servizio civile. Le competenze sviluppate dai volontari nei percorsi di apprendimento non formale e informale dovrebbero essere adeguatamente accreditate attraverso norme e strumenti condivisi con gli enti istituzionali, anche al fine di favorire la partecipazione dei giovani alla vita di ogni comunità.
  4. Agevolare ricambio generazionale volontari. Negli ultimi anni, i processi di partecipazione civica e le attività di promozione della cultura della solidarietà hanno premiato il mondo del volontariato, che ha visto aumentare la propria partecipazione anche nei contesti più difficili. Vi è dunque un tessuto di volontari o aspiranti tali che va protetto e valorizzato per favorire il ricambio generazionale all’interno delle organizzazioni, nonché il dialogo e lo scambio di competenze tra i volontari più anziani e le nuove generazioni. L’esperienza degli ultimi anni ci insegna infatti che l’impegno civico rappresenta la palestra ideale per esercitare in modo concreto i valori dell’inclusione. Tale obiettivo è tuttavia raggiungibile solo tramite politiche di inclusione dedicate davvero a tutti, anche a persone fragili o giovani con minori opportunità, e volte ad investire sul volontariato come pilastro sociale – ed economico – del nostro Paese.
  5. Valorizzare parità di genere nel Terzo Settore. Pur essendo cresciuta negli ultimi anni, la valorizzazione del contributo delle donne attive nella governance delle organizzazioni del terzo settore e nelle reti di rappresentanza deve essere ulteriormente rafforzata. A tal fine, è opportuno attuare politiche volte a creare opportunità e costruire percorsi all’interno delle associazioni per agevolare la partecipazione delle donne e la loro presenza nei ruoli direttivi.
    A tal fine, anche nella prospettiva di rafforzare la sua governance, il sistema nazionale dei Csv sta lavorando per rafforzare opportunità, progettualità e competenze in questo senso.

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