Le margherite africane

Ci sono particolari, spesso poco evidenti ai più, che non sfuggono all’occhio esperto dei botanici per classificare correttamente le diverse piante, anche se molto simili tra loro. Per chi invece ha come primo interesse il piacere di vedere il proprio giardino o il proprio terrazzo adorno di diversi colori, per esempio con variopinte margherite, ha poca importanza dover scegliere tra Osteospermum o Dimorphoteca, mentre porrà più attenzione alle tinte dei petali pensando all’effetto che produrranno nelle aiuole o nei vasi.

Questi citati sono infatti due generi di fiori più comunemente noti come Margherite Africane o, talvolta, come Margherite del Capo, perché tutti originari dall’Africa del sud. Comunque nei vivai queste denominazioni sono spesso considerate sinonimi, anche perché in molti casi la vendita riguarda gli ibridi ottenuti dai diversi generi a dalle diverse specie, tutti appartenenti alla famiglia delle Asteracee, quella appunto delle margherite tradizionali. Si possono così avere con fiori rosa, rossi, viola, gialli, bianchi o con varie sfumature, che sbocciano durante tutta la bella stagione primaverile ed estiva fino all’autunno.

Gli aspetti da considerare per una buona riuscita della coltivazione di queste piante valgono in generale per tutti i tipi di margherita africana che si trovano in commercio e non presentano particolari difficoltà. Considerato il loro paese d’origine va da sé che l’esposizione migliore è in pieno sole; vivono anche in zone ombreggiate, ma meno luce ricevono e più scarsa è la fioritura. Da notare la particolarità per cui al calare del sole le corolle tendono a chiudersi per riaprirsi poi il giorno successivo.

Per le loro caratteristiche resistono bene al caldo intenso, al clima marino, ai venti caldi e salmastri e alle intemperie in genere; si possono comunque coltivare anche in altre zone climatiche, tenendo però presente che non resistono alle temperature fredde invernali, tendenti allo zero, se non adeguatamente protette. Solitamente la parte aerea delle margherite africane ingiallisce e secca dopo l’autunno ma poi, se sopravvive all’inverno, rispunta a primavera. Sopravvivono bene in caso di siccità, ma le innaffiature devono essere costanti nel periodo di fioritura, senza creare ristagni d’acqua, per essere poi ridotte negli altri mesi. Per incentivare lo sviluppo continuo di nuovi fiori è opportuno eliminare regolarmente quelli appassiti

Silvio della Casa

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