Salviamo le lucciole

L’industrializzazione e la vita frenetica delle grandi città hanno causato anche la scomparsa delle lucciole, quegli insetti che hanno la particolarità di illuminarsi grazie al fenomeno della bioluminescenza. Qualcuno di noi si ricorderà delle sere d’estate passate a rincorrere questi puntini luminosi, altri più giovani invece non ricorderanno nemmeno di averne mai vista una. Ora le lucciole rischiano di spegnersi a causa del comportamento irresponsabile dell’uomo. Secondo uno studio condotto da un team di ricercatori della Tufts University (USA) in collaborazione con l’International Union for the Conservation of Nature, questi affascinanti coleotteri sarebbero a rischio estinzione a causa di tre principali fattori: la perdita del loro habitat naturale, l’inquinamento luminoso e l’utilizzo di pesticidi.

La minaccia maggiore sarebbe rappresentata dalla perdita dell’habitat naturale: «È un problema comune a diverse specie di fauna selvatica», afferma Sara M. Lewis, professoressa alla Tufts University e capo dello studio. Questi insetti hanno bisogno di condizioni ambientali molto specifiche per completare il proprio ciclo vitale, la modificazione di questi ambienti porta ad una riduzione di questi insetti che non riescono ad adattarsi alle nuove condizioni.

L’inquinamento luminoso occupa il secondo posto per gravità nella scala di fattori che minacciano la vita delle lucciole. La luce artificiale notturna è cresciuta esponenzialmente nell’ultimo secolo: «Oltre a interrompere il bioritmo naturale, l’inquinamento luminoso confonde i rituali di accoppiamento delle lucciole», spiega Avalon Owens, uno degli autori dello studio. Molte specie di lucciole utilizzano infatti la bioluminescenza per attrarre il proprio partner, e la presenza di troppa luce artificiale potrebbe interferire con il corteggiamento.

«L’obiettivo di noi ricercatori è far sì che questi insetti continuino a illuminare le nostre notti per ancora molto, molto tempo», afferma Sonny Wong, uno degli autori dello studio appartenente alla Malaysian Nature Society.

Fonte: Focus

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