L’aconito, bello ma velenoso

Per chi ama stare a contatto con la natura l’estate è il periodo delle passeggiate in campagna, nei boschi di montagna oppure sui sentieri che attraversano i pascoli. Il consiglio che viene dato è sempre quello di porre comunque una certa attenzione per evitare quei rischi più o meno rilevanti che finirebbero per guastare il piacere della vacanza. I più comuni pericoli che potrebbero essere indotti dal mondo faunistico sono abbastanza noti: insetti le cui punture possono risultare nocive, morsi di vipere ecc. Meno diffusa è la conoscenza dei guai che possono procurare alcune piante. Una di queste è l’aconito, una pianta delle famiglia delle ranuncolacee originaria dell’Europa centrale diffusa in modo spontaneo nelle zone montane di tutto l’arco alpino, almeno nella sua varietà più comune, l’Aconitum napellus.

Questa erbacea è considerata una della piante più velenose dei nostri territori nonostante sia utilizzata, ovviamente solo da operatori esperti, come pianta officinale. Una delle più importanti e pericolose sostanze presenti in essa è l’aconitina che può risultare letale, tanto che nei secoli passati veniva utilizzata per scopi militari avvelenando con essa le punte di frecce e lance. Il pericolo maggiore deriva dall’ingestione; un avvelenamento con esito fatale si può essere infatti causato anche da pochi grammi. Tutte le parti della pianta sono velenose, in particolar modo i tuberi radicali. Altrettanto dannose possono comunque risultare anche le parti aeree perché il contatto con foglie, steli e fiori può tramettere attraverso la pelle sostanze tossiche che causano irritazioni locali e altri non trascurabili disturbi, anche se non necessariamente letali.

L’aconito è però una pianta dal bell’aspetto che si manifesta in particolare nel periodo di fioritura, in giugno, luglio e agosto, ed è questo un fattore che può indurre gli escursionisti a incauti contatti. I fiori sono raccolti in spighe di colore blu intenso (in casi più rari anche bianco) e presentano la forma caratteristica che richiama l’elmo degli antichi guerrieri o un cappuccio allungato; le piante, secondo la specie, hanno un’altezza che può variare da poche decine di centimetri a un metro e oltre.

Grazie al suo aspetto ornamentale e al fatto che si tratta di una pianta perenne, piuttosto rustica che ben si adatta a ogni tipo di terreno e alle temperature invernali, viene in alcuni casi presa in considerazione per l’inserimento in giardini e non è raro trovarne in vendita i semi. Ovviamente un utilizzo di questo tipo va valutato con molta attenzione e fortemente sconsigliato in aree potenzialmente frequentate da bambini e animali domestici.

Silvio della Casa

Condividi

Facebook
X
LinkedIn
Email

Post correlati

Canale Youtube

Seguici

Iscriviti alla Newsletter

Iscrizione Newsletter