Port, Picc e Midline ecco come gestirli

Un interessante articolo sul cateterismo venoso, cos’è e come gestirlo.

Il cateterismo venoso è un presidio medico che si basa sull’inserimento di un catetere in una delle vene cosiddette “centrali” per l’infusione di liquidi. Questo dispositivo si rivela molto utile soprattutto nei pazienti che si sottopongono a terapie infusionali protratte per lunghi periodi. E’ certamente il caso delle persone affette da sclerosi sistemica che sperimentano a intervalli variabili infusioni di medicinali per il trattamento della patologia.

Spesso trovare la vena è difficile, dato il restringimento delle stesse e doloroso a causa della sclerosi (indurimento della pelle). Del resto la mancanza di una accesso venoso adeguato,  comporta:  ritardato inizio del piano terapeutico, allungamento dei tempi infermieristici per reperire gli accessi,  aumento del disagio e dello stress del paziente.

Il cateterismo venoso come aiuto strumento in Sclerosi Sistemica

Nelle persone affette da sclerosi sistemica si può rendere necessario un accesso venoso stabile in quanto le caratteristiche del vaso possono risultare non idonee ad una venipuntura periodica per tempi prolungati, infatti la cute e le pareti dei vasi posso già risultare ispessiti e induriti o lo possono diventare nel tempo.

E’ importante che la decisione dell’accesso venoso idoneo sia preceduta da un colloquio formativo/informativo con il medico e l’impiantatore che prendono in carico il caso. Vanno stabiliti i tempi di  impianto ed utilizzo, congiuntamente tra medico, paziente ed impiantatore.

Come gestire il cateterismo venoso?

La gestione di un accesso venoso è diversa in base alla scelta del dispositivo.

Il Port, catetere venoso centrale, impiantato da un chirurgo sottocute su un lato del petto, praticamente invisibile, ha una gestione più facile. Se viene utilizzato, ogni volta che si inserisce l’ago di Huber nel dispositivo con tecnica sterile per infondere le terapie, questo può rimanere in sede per 7 giorni e dopo ogni terapia si effettua un lavaggio. Se non utilizzato, è necessario un lavaggio mensile, effettuato da infermieri formati ed esperti. Può rimanere in situ per anni o anche per tutta la vita, se non insorgono problematiche di tipo infettivo o di dislocazione. Per la rimozione è necessario un piccolo intervento chirurgico come per l’impianto.

I Picc (cateteri venosi centrali ad inserimento periferico) e i Midline (cateteri venosi periferici ad inserimento periferico) vengono impiantati da infermieri specializzati con master universitario, nella parte interna del braccio, tra ascella e gomito. Hanno una parte di dispositivo che fuoriesce dalla cute, al quale si collegano le terapie endovenose prescritte.

Questi device necessitano di medicazione della cute e di lavaggio settimanale, massimo ogni 10 giorni con utilizzo di tecnica sterile. Va effettuato da infermieri formati ed esperti. Possono rimanere in situ per un anno o per più anni ma vanno rimossi quando non vengono più utilizzati. Necessitano anche di più attenzione: copertura durante la doccia/bagno, pratica di attività/sport che non necessitino troppi sforzi, uno sguardo attento al cerotto trasparente che non scopra il sito d’inserzione, soprattutto nei periodi in cui fa molto caldo e l’organizzazione della medicazione presso altre strutture ospedaliere, in caso di vacanze.

Ogni Presidio Ospedaliero ha personale formato per la gestione di tali accessi venosi; con l’esenzione per patologia l’impianto e la gestione sono completamente offerti dal SSN. Durante tutto il percorso di diagnosi e cura il paziente sarà seguito dal team multidisciplinare e i pazienti non dovrebbero mai essere lasciati soli.

Eva Barbi, infermiera Specializzata con Master in impianto e gestione di accessi venosi e centrali

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