I retroscena delle migrazioni in sanità…

di Pablo Petrasso – GIOIA TAURO «Faccio il medico e non il commerciante di carne umana». Quella apparsa sulla bacheca del Centro cuore di Gioia Tauro non è una normale comunicazione medico-paziente. È qualcosa in più: una “lettera” che potrebbe svelare retroscena inediti (e inquietanti) sul reclutamento di medici meridionali da parte di strutture sanitarie situate al Nord. Il foglio è apparso nei giorni scorsi nel Centro di cura della Piana e spiega perché il medico che lo ha firmato, Giuseppe Minutolo, ha scelto di non collaborare più con un Policlinico settentrionale. «Avrei dovuto accettare – scrive Minutolo – un contratto (senza dubbio consentito dalla legge e accettato da molti) per il quale sarei stato pagato ricevendo una percentuale su ogni paziente, ricovero e/o intervento extraregionale, cioè che proveniva da fuori Lombardia».

In sostanza, nell’accordo che il dottore ha scelto di non firmare sarebbero inseriti dei bonus per incrementare l’emigrazione sanitaria dal Sud, in questo caso (probabilmente) dalla Calabria. Più prestazioni in trasferta per la struttura lombarda, stipendio più elevato per il professionista. Tutto regolare, suppone Minutolo, ma l’equazione finirebbe per pesare sulle casse della sanità regionale. Mentre il dipartimento Tutela della Salute ha inaugurato un percorso che potrebbe portare alla diminuzione di una voce di bilancio che pesa per poco meno di 280 milioni di euro (il risultato della differenza tra i 304 milioni di debiti e i 26 milioni di crediti) sulle tasche della sanità calabrese (ve lo abbiamo raccontato qui), le strutture sanitarie settentrionali chiedono ai medici calabresi di alimentare un fenomeno già rilevante di suo.

PRESTAZIONI IN DISCUSSIONE Nei mesi scorsi la Calabria ha aperto una discussione riguardante l’appropriatezza delle prestazioni messe a bilancio dalle altre Regioni e la certezza dei flussi. Nella prima analisi illustrata dalla burocrazia della Cittadella e riguardante le prestazioni ospedaliere, sono stati riscontrati scostamenti e inappropriatezze significative: il dipartimento diretto da Antonio Belcastro ha segnalato anagrafiche non corrispondenti con Comuni calabresi, prestazioni di alta specialità con un solo giorno di degenza, prestazioni chemioterapiche con doppia prestazione farmaceutica, ricoveri ripetuti e ravvicinati, maggiorazioni di prestazioni (+7%) previste per strutture universitarie non corrispondenti. Un quadro rispetto al quale la Regione ha parlato di «comportamenti opportunistici».

NO ALLA SANITÀ BUSINESS La denuncia di Minutolo rilancia proprio la questione dei comportamenti opportunistici e della sanità business. Il medico, nella sua comunicazione ai pazienti, spiega di non aver «mai preso percentuali sulla sofferenza delle persone» e di non voler iniziare ora. Per questo motivo ha rifiutato la proposta. «Il Centro cuore – scrive – continuerà, anche grazie al sottoscritto, a svolgere la sua attività come sempre, assicurando le attenzioni e le cure necessarie a ogni singolo paziente». Intanto, «i ricoveri verranno programmati presso la Cardiochirurgia del Policlinico universitario di Catanzaro, Centro regionale di eccellenza». In Calabria, non in Lombardia.

«Medici pagati per alimentare la migrazione sanitaria verso il Nord»

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