La terza dose di vaccino alle persone affette da malattie autoimmuni

Uno studio  americano su pazienti affetti da malattie autoimmuni verificherà l’utilità di una dose extra in pazienti che hanno sviluppato una risposta anticorpale bassa.

Anthony Fauci: “Siamo determinati a trovare modi per suscitare una risposta immunitaria protettiva in questa popolazione”

Fonte: La Repubblica 6 settembre 2021 Mara Magistroni

Anche l’Italia si appresta a programmare una dose extra di vaccino anti-Covid: da fine settembre per i pazienti fragili, per migliorare la protezione nei confronti del coronavirus. Intanto però, si raccolgono dati. E per capire a chi serva davvero e quando, negli Stati Uniti sta partendo uno studio clinico di fase 2 che coinvolge in particolare persone con malattie autoimmuni – una categoria che, dati alla mano, conta un numero di casi di Covid-19 (e decessi) significativamente superiore rispetto alla popolazione generale. I primi risultati sono attesi per novembre 2021.

Malattie autoimmuni, coronavirus e risposta vaccinale

Secondo i dati rilasciati dal National Institute of Health (Nih) statunitense, i pazienti con malattie autoimmuni sono stati duramente colpiti da Covid-19: i tassi di malattia grave e di decesso sono stati più elevati rispetto a quelli nella popolazione generale. Tuttavia gli esperti per il momento non sanno attribuire la responsabilità alla malattia in sé o alle terapie immunosoppressive impiegate nel loro trattamento, oppure se sia ascrivibile a entrambe le cose. Oltretutto, una percentuale significativa di pazienti con malattia autoimmune in terapia immunosoppressiva non ha risposto o ha risposto in maniera non soddisfacente al ciclo vaccinale anti-Covid con i vaccini a mRna o con Johnson&Johnson.

Lo studio

Una situazione non accettabile per il Niaid (Nih), il cui direttore Anthony Fauci ha dichiarato di essere determinato a trovare modi per suscitare una risposta immunitaria protettiva ai vaccini in questa popolazione. In questa direzione va appunto lo studio chiamato ‘COVID-19 Booster Vaccine in Autoimmune Disease Non-Responders’, che ha l’obiettivo di valutare la risposta anticorpale a una dose extra di vaccino COVID-19, indagando anche il peso della terapia immunosoppressiva nello sviluppo della risposta.

Verranno coinvolti circa 600 partecipanti di età pari o superiore a 18 anni, seguiti in 15-20 centri sul territorio statunitense. I pazienti sono affetti da sclerosi multipla, pemfigo, artrite reumatoide, sclerosi sistemica e lupus eritematoso, e assumono terapie immunosoppressive quali micofenolato mofetile (MMF) o acido micofenolico (MPA), metotrexato (MTX), farmaci che riducono le cellule B. Tutti non hanno sviluppato una risposta immunitaria insoddisfacente al termine del ciclo vaccinale anti-Covid.

Il trial prevede la somministrazione di una dose extra di vaccino, lo stesso ricevuto in precedenza, a tutti i partecipanti, che verranno poi divisi in due gruppi in modo random: a un gruppo verrà chiesto di continuare la propria terapia immunosoppressiva, all’altro di interromperla per un breve periodo di tempo così da determinare la percentuale di partecipanti che, quattro settimane dopo la somministrazione, avranno una risposta anticorpale significativamente migliore.

I pazienti saranno seguiti per 13 mesi e i primi risultati dovrebbero essere comunicati a novembre 2021. Gli esperti, comunque, sono ottimisti sul buon esito della dose extra di vaccino per le persone immunodepresse, giocoforza anche i dati che stanno arrivando dalle sperimentazioni – l’ultima pubblicata sul New England Journal of Medicine – con pazienti che hanno subito un trapianto d’organo e che seguono terapie immunosoppressive, che vedono migliorare tutti i parametri immunologici.

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