Distanziamento sociale? 10 proposte per viverlo al meglio.

 

Social distancing concept. Infected covid19 coronavirus figure and other.

La Lega Italiana Sclerosi Sistemica è vicina ai propri utenti. Per cercare di rendere concreto l’essere distanti ma uniti, Pier Lodigiani, counselor a indirizzo gestaltico,  ha deciso di dedicare una parte del suo tempo alla creazione di uno spazio protetto d’ascolto per tutti coloro che sentissero di averne bisogno.
Naturalmente si utilizzeranno gli spazi virtuali di Skype che garantiscono una qualità relazionale comunque soddisfacente.
Le sessioni saranno di circa 20 minuti e, naturalmente, gratuite.

Ma, passando dalla teoria alla pratica, come possiamo fare in modo che questo periodo di “confino” diventi un’esperienza nutriente e trasformativa per noi?

Di seguito troverai alcune proposte che Pier Lodigiani Communication Consultant, Journalist, Gestalt Counselor, condivide. Sono di semi di rinascita. Da piantare ora, da continuare a far crescere anche quando, finalmente, potremo salutare Covid 19. Sono proposte, non consigli. Provatele cercando di stare in contatto con come vi fanno sentire. E coltivatele se l’esperienza vi risulta soddisfacente senza alcuno sforzo.

 

  1. Stiamo con quello che c’è. Proiettarsi nel passato ci riporterebbe immediatamente ad appoggiarci su ciò che, ora, ci è negato. Proiettarsi nel futuro potrebbe invece alimentare aspettative che, al momento, potrebbero essere poco realistiche. Concentriamoci su quello che abbiamo ora. Ascoltiamoci nel profondo. E, per ogni sensazione, decodifichiamo il messaggio che vuole darci. Stiamo fermi e lasciamo che le emozioni scorrano. E, se possibile, pensando che arrivino per farci bene. Abbiamo un moto di tristezza? Accogliamolo e sentiamone il valore. D’altra parte non ci è forse mai capitato di sentire una canzone, di leggere un libro o di vedere un film e di ritrovarci a piangere intensamente? E in quelle circostanze abbiamo forse spento la radio, la televisione o interrotto la lettura? No. Una voce dentro di noi ci stava dicendo che quel sentimento che risuonava feroce ci serviva. E ce lo siamo goduto fino in fondo.
  2. Non possiamo correre? È ora di imparare a volare! La “distanza sociale”, i ritmi più lenti, i weekend a casa possono farci sperimentare una sensazione di vuoto. Che non è per forza una voragine. Ma uno “spazio nostro”. Osserviamo come si comportano i bambini. Loro, la noia, non la subiscono. La utilizzano. Dalla noia nascono le intuizioni, la creatività, l’energia dell’immaginazione. Non solo. In questo momento, in cui sentiamo il peso dei “devo”, il vuoto reso fertile crea lo spazio del “voglio”. Con le infinite prospettive che apre. Dall’apprendere i piaceri del cucinare a cantare davanti a uno specchio. Dal seguire un corso on-line al godersi uno spazio di silenzio meditativo. Pensiamoci. Quando è stata l’ultima volta che ci siamo autorizzati a volere e non solo a dovere?
  3. Lo spazio sicuro. Se abbiamo momenti in cui sentiamo in modo particolarmente acuto il senso di paura o un sentimento di profonda depressione, creiamo il nostro “posto sicuro”. Scegliamo quello spazio della nostra casa in cui, normalmente, ci rifugiamo quando ci sentiamo sopraffatti dalla frenesia della vita e chiudiamo il mondo al di fuori. Attenzione, quello spazio non è una “panic room” che garantisce la nostra incolumità ma, al tempo stesso, accentua il senso di incombenza del pericolo. È, al contrario, uno spazio “caldo”, protetto e in cui ci sentiamo “accuditi”. Li dentro ci sono gli oggetti che ci riportano a noi stessi, quel libro che rileggeremmo un milione di volte, gli affetti che ci hanno nutrito, quelle abitudini autoindulgenti che, adesso, possiamo autorizzarci. E se, nel nostro “posto sicuro” abbiamo bisogno di fare entrare anche soltanto la voce, in caso vivessimo da soli, di chi amiamo, è il momento di non esitare. Anche solo per verificare che la “distanza sociale”, come stiamo sperimentando in ambiti quali lavoro ecc. non è solitudine. Anzi.
  4. La forma crea la sostanza. Il fatto di vivere un “tempo diverso” e anche il piacere dell’ autoindulgenza non deve farci precipitare nella discesa del “lasciarsi vivere”. Quindi poter “gestire diversamente il tempo” non significa “farsi gestire dal tempo”. Per andare nel concreto, evitiamo di passare le giornate lavorando in pigiama, di trascurare il nostro aspetto fisico e di smettere di “volerci bene”. Il nostro quotidiano è cambiato, ma non è “annullato”. Proprio perché stiamo sperimentando l’assenza di frenesia e di rincorsa del tempo a cui eravamo abituati, è il momento di alzarci la mattina e di scegliere con calma il look per la giornata, di sperimentare nuove abitudini, magari anche di dedicarci alla nostra forma fisica con attività indoor. Senza per forza vivere tutto ciò come un “piano B” compensativo di qualcosa che ci è tolto. Ma, se riusciamo, cogliendo l’energia dell’opportunità di una nuova modalità di identificazione con sé stessi.
  5. Così lontani, mai stati più vicini. L’assenza di contatti fisici ci ha permesso di trovare nuove modalità di relazione, per alcuni semplicemente accettabili. Per altri molto soddisfacenti. Uscire dagli schemi permette infatti di sperimentare una nuova autenticità. Vado sul balcone per gustarmi un caffè seppur a distanza di sicurezza con i vicini? È un gesto molto più consapevole e nutriente dell’incontro al bar accompagnato da qualche parola frettolosa, distratta e di circostanza. Anche i “rituali” delle canzoni e degli applausi sui terrazzi ci restituiscono una nuova dimensione del “noi”. Prima salutavamo, per educazione, la nonnina anziana del piano di sopra? Ora ci preoccupiamo di sapere come sta e, magari, ci offriamo di farle la spesa. Anche il contatto sociale mediato dalle tecnologie, per quanto sembri singolare, ci ha fatto riscoprire una nuova genuinità e qualità di relazione. Quello che non possiamo comunicare con il tatto, lo facciamo con lo sguardo. E nei nostri occhi c’è una ricchezza da riscoprire. Non solo. Forse quando torneremo ad abbracciarci, a baciarci o a stringerci la mano, quei gesti avranno un’energia completamente diversa.
  6. Condividere lo spazio. Se viviamo con un’altra persona e magari con i nostri figli, quello spazio così normale e rassicurante può trasformarsi in una gabbia di leoni. Per questo è importante, per quanto salda e affiatata possa essere una coppia, stabilire i confini. C’è lo spazio del “noi”, di condivisione, che però non deve invadere, o addirittura, escludere lo spazio dell’ ”io”. Il fatto di restare chiusi in casa ci toglie quegli ambiti di autoespressione che normalmente ognuno di noi trovava al lavoro, nell’ aperitivo con gli amici, in palestra ecc. Ricordiamoci quindi che vivere in una relazione non significa necessariamente una reciproca, totalizzante e soffocante confluenza. E di salvare, pertanto, uno spazio individuale in cui coltivare il nostro “io”. Ancora una volta ci viene incontro l’esperienza dei bambini che, istintivamente, sanno riconoscere e rispondere molto bene ai loro bisogni. Anche quando, assorti nei loro giochi, non vogliono gli adulti tra i piedi.
  7. Silenzio. Questa situazione ci ha esposti a un’inaudita tsunami di informazioni. La quasi totalità delle notizie dei media, del dialogo sui social, dei messaggi whatsapp ecc. parla solo e costantemente di Corona Virus. Ogni giorno siamo investiti da bollettini sulle evoluzioni del caso e sulle misure precauzionali, da commenti di vario tipo, da testimonianze drammatiche. E poi arrivano le teorie, le ipotesi, le previsioni… Questa iperinformazione potenzialmente agisce in due direzioni. Da una parte incrementa esponenzialmente il senso di panico. Dall’altra ci espone a una sordità difensiva: più ci sentiamo attaccati nella nostra sfera emotiva da questo “news bombing”, più attiviamo schermi protettivi che ci permettano di non destabilizzarci troppo. Vi ricordate come veniva soddisfatto il nostro bisogno di informazione prima dell’era di Facebook? Sostanzialmente seguiva la nostra routine alimentare. Di prima mattina c’erano i giornali, per chi poteva poi c’era un primo aggiornamento nei notiziari di metà giornata e, infine, le ultime informazioni con i telegiornali serali. Perché quindi non provare a stabilire anche adesso, un’analoga routine che preveda alcuni spazi di “disconnessione” in cui avere la possibilità di metabolizzare e processare quanto appreso?
  8. Sentire di più sé stessi per sentire di più gli altri. Lo stress provocato da questa situazione, anche solo dal punto di vista organizzativo, può avere effetti destabilizzanti sulle dinamiche di coppia o famigliari. Può infatti accadere, ad esempio, un calo del desiderio sessuale da parte nostra o del nostro partner. O che i nostri figli siano particolarmente insofferenti verso di noi (e viceversa). Ormai lo abbiamo capito, l’ultima cosa che ci serve è incrementare la carica di stress. È importante che questi problemi non vengano “rimossi” e, ancora meno, che diventino l’innesco di conflitti, recriminazioni ecc. Meglio affrontarli attraverso un dialogo sereno e in prima persona. Prendendosi quindi la responsabilità e la piena consapevolezza di ciò che si sta provando. È chiaro che aree così sensibili come l’eros, in questo clima in cui il contatto fisico è percepito come rischio, ne siano toccate. Così come è chiaro che i nostri figli, costretti a vivere un clima per loro “innaturale”, possano manifestare ansia e soffocamento. Una richiesta di empatica comprensione non farà fatica a essere accolta. E magari essere motore di nuove dinamiche affettive compensatorie delle frustrazioni. Tenendo sempre ben presente che stiamo vivendo una situazione eccezionale, ma non per questo definitiva. Se abbiamo imparato una nuova modalità di rendere fertile l’incontro tra la nostra coscienza individuale e quella collettiva, non sarà difficile riprodurre lo stesso incontro con le persone che già amiamo e con le quali abbiamo un rapporto di fiducia.
  9. La casa non è una prigione, è un rifugio sereno. L’imposizione di stare in casa, corroborata da autocertificazioni per uscire e forze dell’ordine pronte a controlli e sanzioni, può portare a un vissuto costrittivo dell’ambiente domestico. Non siamo agli arresti domiciliari. Stiamo in casa per proteggerci. E rimane comunque il nostro spazio, l’estensione della nostra personalità. Così come è importante per noi “non rinunciare a vivere”, altrettanto importante è mantenere “vivo” l’ambiente in cui stiamo. Sia rispettando la routine delle pulizie, del cucinare ecc. Sia rendendolo “luogo creativo”. Modificando, ad esempio, la disposizione degli oggetti, allestendo uno spazio gradevole che faccia da cornice alla nostra postazione di lavoro “smart” e così via.
  10. Scrivere per fissare il presente e preparare il futuro. Ce l’hanno insegnato i nostri nonni, quelli che sono andati al fronte. E dal fronte hanno scritto lettere alle famiglie, alle fidanzate, romanzi e racconti. Non perché non sapessero come fare passare il tempo, anzi! Era un modo per restare in contatto con la propria vita, con il proprio mondo interiore. Noi non siamo al fronte. Ma mettere nero su bianco ciò che stiamo facendo, le sensazioni che viviamo, i nostri timori e tutto quello che ci viene in mente ha esattamente la stessa funzione. L’atto della scrittura permette infatti di dare una forma al pensiero, di focalizzarlo meglio e di renderlo concreto. Non solo, ci mette in dialogo con noi stessi. E infine, quando tutto è fissato nelle parole, di fatto lo portiamo in uno spazio esterno. Dove possiamo decidere ciò che vogliamo davvero tenere con noi ora, ciò di cui ci vogliamo liberare e ciò che vogliamo conservare per domani. Questo tempo ci sta togliendo molto, ma ci sta anche dando una lezione importante. Fissarla sul nostro “sussidiario” ci aiuterà fa a farne tesoro quando tutto ciò sarà finito.

In aggiunta, chiunque fosse interessato ad avere uno spazio di ascolto con Pier Lodigiani e per concordare una o più sessioni via Skype,  può mettersi in contatto con l’ Associazione scrivendo a help@sclerosistemica.info o telefonando in orari di ufficio al numero 380 479 4870

Lega Italiana Sclerosi Sistemica   #distantimauniti   #andràtuttobene

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