Medicina di genere: differenze di incidenza e prognosi

In medicina, nella sperimentazione farmacologica e nella ricerca scientifica, il tema delle differenze di genere è recentissima. Tuttavia è noto che le donne si ammalano di più, consumano più farmaci e sono più soggette a reazioni avverse, oltre che essere socialmente “svantaggiate” rispetto agli uomini. Inoltre, nei Paesi occidentali, nonostante le donne vivano più a lungo degli uomini, l’aspettativa di “vita sana” è equivalente tra i due sessi.

È stato anche ampiamente dimostrato che a livello cellulare numerosi determinanti (genetici, epigenetici, ormonali e ambientali) sono alla base delle differenze tra cellule maschili e femminili e di conseguenza, a livello mondiale, sono state date indicazioni per affrontare in modo corretto tutte le fasi dalla ricerca sperimentale. Solo in questo modo sarà possibile individuare la cura realmente più adatta a ciascun individuo garantendo una reale equità per tutti i cittadini.

Alcuni esempi di malattie per le quali sono già state messe in evidenza differenze di genere possono chiarire il concetto. Le statistiche evidenziano forti differenze tra uomini e donne per i principali gruppi di malattie come ad esempio, le malattie cardiovascolari e il cancro. In Italia per le malattie del sistema cardiocircolatorio muoiono più le donne degli uomini (48% vs 38%). Fino a non molto tempo fa l’importanza delle malattie cardiovascolari nelle donne è stata poco considerata. Eppure, tranne il periodo della vita in cui la donna è fertile, la frequenza di queste malattie va successivamente aumentando nelle donne fino a superare l’uomo dopo i 75 anni. In parte ciò si verifica perché viene a mancare la protezione degli ormoni femminili.

Nei tumori, invece, si verifica il contrario. In media, infatti, nel corso della vita un uomo su 2 e una donna su 3 avranno la probabilità di ammalarsi di tumore e un uomo su 3 e una donna su 6 di morire a causa di un tumore. In generale, con l’eccezione del carcinoma della tiroide, incidenza e mortalità sono inferiori nelle donne. Un esempio evidente è rappresentato dal cancro del colon-retto più frequente negli uomini, almeno rispetto alle donne in età fertile, ad indicare che gli ormoni femminili (estrogeni) costituiscono un fattore protettivo. Anche la localizzazione può essere diversa: le donne sono più soggette a sviluppare un tumore nel lato destro ascendente del colon, e gli uomini nel lato sinistro discendente. La diversa posizione fa sì che la ricerca del sangue occulto nelle feci possa rappresentare una miglior prevenzione nell’uomo che nella donna. Inoltre, a seconda del sito di sviluppo, il tumore è associato a caratteristiche molecolari differenti che ne determinano l’aggressività. Infine differenze legate agli stili di vita, in particolare alla dieta e all’esercizio fisico, possono avere un peso notevole.

Di contro ci sono alcune malattie considerate tipicamente femminili che, spesso, non sono considerate negli uomini. Un esempio è l’osteoporosi, che colpisce prevalentemente le donne, ma è una minaccia anche per gli uomini anziani che, in seguito a fratture importanti, quali quelle dell’anca e del femore, hanno conseguenze più gravi e una mortalità più alta.

Allo stesso modo la depressione sembra essere meno frequente negli uomini probabilmente perché non si considera che essi tendono a ritardare il ricorso all’assistenza sanitaria. Inoltre l’accertamento della malattia psichiatrica negli uomini è più complessa perché non presentano i disturbi (sintomi) indicati dalle linee guida attuali.

È noto che le donne sviluppano risposte del sistema immunitario più intense rispetto agli uomini e che questa maggiore efficacia è favorevole nella risposta alle infezioni, ma rende le donne più soggette alle malattie reumatiche in generale, e autoimmuni in particolare (ad esempio, il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide, la sindrome di Sjogren, le malattie autoimmuni della tiroide e la sclerosi sistemica, che presentano una frequenza 7-10 volte più elevata nelle donne rispetto agli uomini).

Un altro ambito nel quale sono già state evidenziate differenze importanti tra i due sessi durante lo sviluppo prenatale, è quello delle malattie respiratorie. Esistono differenze strutturali che si ripercuotono sulla funzionalità respiratoria (nell’infanzia e nell’adolescenza a favore delle bambine, in età adulta a favore degli uomini). Certamente in primo piano c’è il danno causato dal fumo di sigaretta, che risulta essere superiore nelle donne, almeno in parte a causa dell’interferenza degli ormoni femminili nell’eliminazione delle sostanze tossiche. Gli effetti del cambiamento dell’abitudine al fumo, passato in circa 50 anni da un rapporto 10 a 1 tra uomini e donne (negli anni ’60 fumava il 60% degli uomini e solo il 6% delle donne) al rapporto attuale di 1.5 a 1, ha portato a un significativo aumento nel sesso femminile di malattie che erano soprattutto maschili. In Italia, secondo gli ultimi dati (Sorveglianza PASSI), oggi fuma il 30.8% degli uomini e il 22.1% delle donne.

Importanti differenze di genere con un forte riflesso sulla salute di ciascuno sono evidenziabili negli stili di vita, esempi importanti sono associati al fumo, all’alimentazione, e al consumo di alcol. Sebbene in generale le donne fumino meno degli uomini, tendano ad usare sigarette con contenuto di nicotina più basso e a inalare meno profondamente, hanno una probabilità più bassa di riuscire a smettere e vanno incontro a maggiore stress ed ansia in seguito all’astinenza da nicotina. Inoltre, le donne fumatrici sono più suscettibili ai danni indotti dal fumo di sigaretta probabilmente a causa di livelli più bassi di fattori protettivi.

L’influenza delle differenze di genere sulle scelte alimentari e sullo stile di vita è altrettanto evidente e rilevante. Le donne seguono regimi alimentari più sani, anche perché più attente agli ideali estetici e al mantenimento di un peso adeguato. Mangiano più frutta e verdura, ma sono anche più attratte dai cibi dolci. Gli uomini mangiano più proteine, consumano più alcol e più cibi confezionati e, in generale, hanno un’alimentazione più disordinata. Se da un lato le donne sembrano più pronte a modificare le proprie abitudini alimentari, sono gli uomini ad essere più costanti nel seguire correttamente i regimi dietetici forse perché, a causa della migliore capacità maschile di metabolizzare i grassi, ottengono risultati più evidenti.

Relativamente al consumo di alcol, sebbene ne facciano in media un uso più limitato, le donne vanno incontro a dipendenza più rapidamente con conseguenze anche serie. Infatti nella donna l’attività dell’enzima (alcool-deidrogenasi) necessario all’eliminazione dell’alcol è minore e, a parità di dose, l’alcol (etanolo) resta in circolo più a lungo. Può essere considerata a “basso rischio” una quantità di alcol giornaliera da assumersi durante i pasti principali (non fuori pasto) non superiore a 2 unità per gli uomini e 1 unità per le donne. Una unità corrisponde a circa 12 grammi di alcol puro, cioè un bicchiere di vino (da 125 ml), una birra (da 330 ml) oppure un bicchiere di superalcolico (da 40ml). Queste dosi sono intese per gli adulti, mentre prima dei 18 anni e dopo i 65 è necessario prestare un’attenzione ancora maggiore.

Fino ad oggi è stata la ricerca epidemiologica, che studia la differente distribuzione e frequenza delle malattie e di eventi di rilevanza sanitaria in una popolazione, a mettere in evidenza le differenze tra uomini e donne. Solo una reale comprensione delle differenze consentirà di diagnosticare le malattie in modo sempre più rapido e corretto e, soprattutto, di curare ogni persona nel modo più vantaggioso, ricordando che tenere conto del genere migliora non solo la salute delle donne, ma anche quella degli uomini.

Fonte ISSalute

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