Un approfondimento tra sclerodermia e apparato urinario

Risultato immagini per sclerodermia e apparato urinarioCoinvolgendo il sistema cardiovascolare, la sclerosi sistemica, o sclerodermia, può manifestarsi anche colpendo l’apparato urinario, e interessando nello specifico i reni. Questi infatti possono sia essere colpiti da fenomeni di una più lieve entità, quali una maggiore escrezione di sangue e proteine attraverso le vie urinarie, fino al fenomeno della crisi renale sclerodermica, una situazione clinica di maggiore gravità.

Sclerodermia e apparato urinario: crisi renale sclerodermica

Questa forma sintomatica, che in passato ha rappresentato la più frequente causa di morte nei pazienti affetti da sclerosi sistemica diffusa, coinvolge il 25% circa dei pazienti con sclerodermia non limitata, e insorge tipicamente a meno di 4 anni dal sopravvenire della malattia. Si tratta di una complicanza di grave entità dovuta a un consistente rialzo pressorio, che si manifesta con questi sintomi:

  • ipertensione diastolica;
  • aumento della creatinina plasmatica;
  • riduzione della filtrazione glomerulare;
  • retinopatia;
  • anemia microangiopatica;
  • encefalopatia ipertensiva,
  • ematuria;
  • proteinuria;
  • retinopatia;
  • insufficienza cardiaca congestizia.

Alla crisi renale sclerodermica segue poi una contrazione della diuresi che porta ad anuria e insufficienza renale, con eventuale necessità di trattamento dialitico, il quale nel 70% circa dei casi è solamente temporaneo (dai 3 ai 12 mesi dopo la risoluzione della fase acuta), mentre nei più gravi è cronico. 

Crisi renale sclerodermica e trapianto 

È chiaro che, al manifestarsi delle situazioni più gravi, può essere presa in considerazione anche l’ipotesi del trapianto renale. Non è purtroppo molto elevata l’esperienza con questo genere di intervento applicato a pazienti affetti da sclerosi sistemica, ma nei casi in cui questa operazione è stata effettuata con successo, seppur con risultati peggiori sul lungo termine in confronto a trapianti su pazienti non sclerodermici, si registrano sopravvivenze superiori sia a 1 che a 3 anni dal trapianto rispetto a chi non ha effettuato l’intervento. È  bene dunque anche discutere di questa possibilità con il proprio nefrologo.

I farmaci ACE inibitori

Questo tipo di farmaci è stato introdotto da pochi anni all’interno della terapia per contrastare la crisi renale sclerodermica. A seguito infatti dello studio delle alterazioni dei processi di contrazione delle pareti dei vasi scatenanti il fenomeno, gli ACE inibitori hanno permesso di contrastare i rischi di insufficienza renale di tipo terminale andando ad agire sull’asse renina-angiotensina-aldosterone, e di conseguenza riducendo la necessità di misure estreme quali per l’appunto il trapianto di reni. Ecco dunque perché una conoscenza approfondita del fenomeno e un intervento tempestivo sono sempre la migliore soluzione per la lotta alla sclerosi sistemica.

Per maggiori informazioni sul rapporto tra sclerodermia e apparato urinario, potete contattare Lega Italiana Sclerosi Sistemica.

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